Riscoprire il dinamismo pasquale

Riflessione per il Venerdì santo

{xtypo_quote} Il venerdì santo non sarebbe santo se non fosse strettamente collegato con il mattino della domenica di risurrezione. La Pasqua è questo potente e misterioso movimento che va dalla morte alla vita, dal fallimento al successo, dalla croce alla gloria. Sbagliano quelli che si fermano solo a vedere nel crocifisso lo specchio e la sintesi di tutti i dolori e i  mali del mondo. Certamente Cristo si è addossato tutte le conseguenze dei nostri peccati, ma non ne è rimasto vittima: Giovanni diceva di Lui: ecco l’agnello di Dio che porta il peccato del mondo per toglierlo, per distruggerlo, per arrivare alla Vita, quella piena e abbondante, la vita di Dio. Per questo la Pasqua è fonte di gioia, di felicità, di speranza.{/xtypo_quote}

Il Vangelo di Giovanni riferisce una semplice ma efficace immagine della vicenda della morte e risurrezione di Gesù, per spiegarne il significato.  Parlando della sua ora ormai arrivata, egli dice: Se il chicco di grano, caduto in terra,  non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto(Gv 12,24). Questo è avvenuto con la passione e la tortura della crocifissione. Come sappiamo la morte non lo ha tenuto suo prigioniero: il terzo giorno  egli è uscito vittorioso dal sepolcro per vivere nella gloria. Gesù, entrando nella morte l’ha distrutta, ne ha cambiato il significato, l’ha trasformata in via per vita, quella vera, non la vita terrena. Non è infatti ritornato a vivere in questo mondo, ma la vita nuova, quella di   Dio, che non conosce dolore, lutto o morte, ma vive per sempre.

Questo aver tolto l’ultima parola alla morte per fare spazio alla vita è frutto della potenza del solo uomo che è anche figlio di Dio. Nessuno è stato mai capace prima né dopo di lui di sottrarre se stesso o altro essere umano dalla conseguenza più grave  del peccato, la distruzione della vita mediante la morte. Nella grande battaglia tra la vita e la morte è sempre stata più forte la morte. Sembrava così anche con Cristo. Invece le cose andarono diversamente. Egli ha realizzato quelle promesse e quelle profezie che parevano utopie: il terzo giorno risuscitò.

Noi stasera lo abbiamo seguito nel cammino doloroso della via della Croce e lo contempliamo morto: un morto vero, perché flagellato e dissanguato, spaccato il cuore da un colpo di lancia, chiuso in un sepolcro, custodito dalle guardie perché non avvengano inganni.

Il venerdì santo non sarebbe santo se non fosse strettamente collegato con il mattino della domenica di risurrezione. La Pasqua è questo potente e misterioso movimento che va dalla morte alla vita, dal fallimento al successo, dalla croce alla gloria. Sbagliano quelli che si fermano solo a vedere nel crocifisso lo specchio e la sintesi di tutti i dolori e i  mali del mondo. Certamente Cristo si è addossato tutte le conseguenze dei nostri peccati, ma non ne è rimasto vittima: Giovanni diceva di Lui: ecco l’agnello di Dio che porta il peccato del mondo per toglierlo, per distruggerlo, per arrivare alla Vita, quella piena e abbondante, la vita di Dio. Per questo la Pasqua è fonte di gioia, di felicità, di speranza.  Fortunatamente non solo per Cristo!

La strada della Pasqua è aperta anche al discepolo: anzi proprio per noi e la nostra salvezza discese dal cielo: Chi vuol venire con me, prenda la sua croce e mi segua: chi perderà la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 16,24). E questo avviene per tappe. 

La prima tappa è solo dono: consiste nel realizzare un contatto vitale con il vincitore della morte. Il sacramento del battesimo, insegna san Paolo, ci fa entrare nella dinamica della morte e risurrezione di Cristo, oggi nostro invisibile ma reale contemporaneo.  C immerge nella sua morte per farci emergere alla vita nuova. Il battesimo è l’inizio dell’avventura della fede…

  • dalla posizione sbagliata il battesimo ci colloca nella giusta relazione con Dio, i fratelli e il mondo, mediante la giustificazione
  • dalla schiavitù  del peccato e del male  ci fa entrare nella terra promessa della libertà, mediante la liberazione della salvezza
  • dall’orgoglio della nostra presunzione di essere autosufficienti e di non aver bisogno di Dio, ci conduce alla obbedienza della fede e alla dipendenza radicale della nostra condizione di creature nuove
  • dalla solitudine dell’egoismo, e del potere oppressivo e violento, alla solidarietà che è amore e servizio

La seconda tappa è quella dell’impegno, cioè dello sviluppo del semplice e complesso movimento che fa crescere in noi l’uomo nuovo a spese della progressiva scomparsa dell’uomo vecchio. Impegna la nostra libertà nella lotta contro  i vizi e nel lavoro per fare spazio alle virtù che disegnano in noi i tratti della nostra somiglianza con Cristo.

La Pasqua di Cristo ci trasforma fin da questa vita terrena. Nel piano della nostra partecipazione alla Pasqua di Cristo, c’è una legge : è quella del “già e non ancora”. Attraverso i sacramenti noi siamo GIA’ morti e risorti, ma NON ANCORA arrivati alla trasformazione totale. Impiegheremo tutta la vita per avvicinarsi a Cristo al punto da essere degni, mediante la potenza del suo Spirito, di entrare nella sua gloria. E’ un messaggio che ci fa sollevare la testa e ci carica di fiducia e di speranza.

I passi che ci portano al bacio del crocifisso possono assumere un significato simbolico: sono indice della nostra volontà di camminare anche quest’anno, dopo la celebrazione della pasqua, s sulla strada che ci allontana dal male e quindi dalla morte, per avventurarci nella via del bene, anche se difficile, come l’accoglienza dei diversi e la scelta preferenziale dei poveri.