Samuel Artale incontra gli studenti del CFP San Luigi di San Donà di Piave

Samuel Artale incontra gli studenti e le insegnanti del CFP San Luigi«Chi ascolta un testimone lo diventa a propria volta. E non dimenticate che – come diceva Edmund Burke – Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione». Ecco alcune delle parole dell’emozionante incontro avvenuto qualche settimana fa nell’Aula Magna “Padre Carlo Salerio” al Cfp San Luigi di San Donà di Piave in occasione della giornata della storia e dei 60 anni che l’Istituto sta celebrando in questo anno formativo.

Il protagonista di questa speciale giornata è stato Gaetano Samuel Artale Von Belskoj Levy, ex bambino sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz.

Samuel Artale ha ripercorso le fasi più drammatiche del suo internamento e, attraverso una presentazione in powerpoint, ha spiegato a tutti gli studenti ed insegnanti cosa è stata la Shoah.

Nato nel 1937 a Rostock in Germania in una famiglia ebreo-prussiana, Gaetano Samuel fu deportato ad Auschwitz il 13 aprile del 1944, insieme a mamma, padre, sorella, nonno, zia. Nessuno dei suoi familiari uscì vivo da quel terribile luogo. Fu lui l’unico sopravvissuto, liberato dall’Armata russa nel gennaio del 1945. Aveva poco più di 8 anni.

Ad Auschwitz era stato costretto a far parte del Sonderkommando, “Il compito più ingrato – ha detto – perché i nazisti ci obbligavano a estrarre dai cadaveri eventuali denti d’oro e gioielli nascosti. Ciò che era successo andava al di là di ogni immaginazione. Appena arrivato ad Auschwitz un ebreo anziano mi disse di cercare di sopravvivere a qualsiasi costo…l’odio e il desiderio di vendetta mi aiutarono a sopravvivere…”.

Il rancore spinse Samuel Artale a fare di tutto per ottenere un riscatto.

Una volta liberato da Auschwitz, fu affidato a una associazione ebraica che lo trasferì negli Stati Uniti, in un orfanotrofio a Miami. Lì si laureò in ingegneria, entrò nell’esercito americano e conobbe un giovane di Ferrara, che gli presentò sua sorella: “Quella ragazza, dolce e sensibile, divenne mia moglie e fu lei a trasformare l’odio che provavo in amore. Cominciai a pensare che la vita era stata generosa con me per avermi permesso di incontrare una donna così straordinaria, che purtroppo è scomparsa qualche anno fa”.

Artale, che oggi vive a Padova ed è un imprenditore di successo, non ha perso la speranza e la fiducia nell’essere umano e ha voluto concludere il suo intervento con un invito rivolto soprattutto ai giovani: “Nessuno può togliervi la conoscenza, il capitale più grande – ha concluso – quindi investite in essa, nessuno può portarvela via…è gratis! E ricordate bene: se vogliamo esser amati ed amare bisogna coltivare il concetto di empatia cioè cercare quotidianamente di assumere e capire le esigenze e i bisogni dell’altro. Questo sistema, cari ragazzi e ragazze, l’ho adottato anche nella mia azienda chiedendomi ogni giorno cosa posso fare di buono prima di mezzogiorno…magari anche cercare di non arrabbiarmi con certi colleghi…e voi con certi amici, insegnanti.. Abbiamo tante cose che possiamo fare di buono e la vita, così facendo, diventa eccellente…ve lo assicuro…è il mio secondo capitale, è uno dei miei segreti più preziosi e lo condivido con voi!”.

Christian Bison