San Domenico Savio a San Donà

urna con le reliquie di Domenico Savio nella chiesa dell'Oratorio (2004)San Domenico SavioLa devozione a san Domenico Savio (1842-1857) è tradizionale a San Donà di Piave, dove ormai numerosissimi hanno imparato a conoscere la figura e l’esempio del più famoso allievo di Don Bosco, che aveva visto nel giovinetto della “buona stoffa” per il Signore.
Il 12 giugno 1954 Pio XII proclamò Domenico Savio “Santo”, ponendolo come testimone autorevole della Chiesa.
La piccola tomba del Santo si trova in un altare laterale della Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, dove è sepolto anche Don Bosco. Lì vicino sono sempre presenti fiocchi colorati, fiori e messaggi: sono le preghiere di ringraziamento o di supplica soprattutto delle mamme. Molte sono, infatti, le donne incinte che domandano intercessione a Domenico Savio, per problemi legati alla gravidanza.
In occasione del 50° anniversario della canonizzazione di Domenico Savio i salesiani organizzarono la presenza itinerante delle sue reliquie in diverse città d’Italia, dove si era evidente una notevole devozione popolare. Il 27 febbraio 2004, l’urna con le reliquie del primo santo di 15 anni è arrivata anche a San Donà di Piave.
La figura del giovane piemontese è particolarmente ricordata all’Oratorio Don Bosco dove, a metà degli anni ’50, fu fondata l’associazione “Amici Domenico Savio” (ADS), tuttora attiva con aderenti dall’età delle elementari sino agli oltre vent’anni.
 

Gli Amici di San Domenico Savio (ADS) a San Donà di Piave

Nei primi anni ’50 del Novecento, quando era direttore dell’Oratorio don Moretti, il coadiutore salesiano Domenico (Nino) Dal Santo raggruppò dei ragazzi che cercassero di ispirare la propria condotta all’esempio di San Domenico Savio: nasceva così l’associazione degli Amici Domenico Savio a San Donà di Piave.
Tra quei giovani c’era anche Giancarlo Zanutto, ora sacerdote salesiano, dal 1962 missionario in Ecuador. Domenico Dal Santo è invece attualmente nella casa salesiana di Monteortone (PD).
Tra le esperienze più significative di quel primo gruppo di ragazzi ADS ci fu la “Peregrinatio Mariae”, nel maggio dell’anno mariano 1954. Ogni sera si tenevano delle piccole processioni, tra i canti e le preghiere, mentre si portava una statuetta della Madonna Pellegrina nelle case della famiglie degli oratoriani. Una sera arrivarono anche dentro l’ex “Casermone San Marco” (dove ora c’è l’omonimo parco cittadino). Nell’occasione, in quel luogo d’emarginazione in cui il linguaggio blasfemo era di casa, si posizionarono lumini e si pregò.
Il primo “presidentino” degli ADS fu Gianni (Giovanni) Bonato (1948-1961), eletto con votazione quasi unanime dagli altri compagni. L’8 dicembre del 1956, Festa dell’Immacolata, Gianni (che aveva 8 anni) salì i gradini dell’altare della chiesa dell’Oratorio per proferire, a nome di tutti, la promessa terminante con le parole: “I miei Amici saranno Gesù e Maria. La morte ma non peccati”. Gianni ebbe l’incarico di tenere gli elenchi, di scrivere un breve rendiconto delle adunanze e di ricordare ai soci i loro impegni: frequentare l’Oratorio durante il giorno e partecipare alla Messa del mattino.
Gianni mantenne la promessa del 1956 sino alla morte improvvisa per un incidente stradale vicino a casa, quando era giovane seminarista. Scriveva nel suo quaderno i propositi negli Esercizi Spirituali (18 giugno 1961), a circa tre mesi dalla morte: “Che nessuno di noi si perda in queste vacanze. Fammi piuttosto morire che offenderti”…
Numerosi altri giovani hanno seguito il Carisma di Don Bosco dopo aver frequentato il movimento degli Amici Domenico Savio: Mario Cuzzolin, Antonio Cibin, Alberto Maschio, Nazzarena Sabatino, Egidio Marin…

Nel febbraio del 1960 il gruppo degli ADS veniva preso in consegna dal salesiano coadiutore Bepi (Giuseppe) Arvotti, attualmente attivo nell’animazione di questa associazione nel nostro Oratorio.

Il foulard degli ADS dal Papa

Il foulard (fazzolettone) è il distintivo ADS, con la peculiarità dei diversi colori in base alle età.
Ebbene, nel 1979 si ricordava il mezzo millennio di fondazione di San Donà di Piave. L’anniversario coincideva con quello di fondazione della prima Parrocchia della città.
La ricorrenza fu celebrata anche con il pellegrinaggio della Diocesi di Treviso a Roma, dal 18 al 21 novembre 1979. La prima Parrocchia e la città di San Donà erano rappresentate da un folto gruppo che, assieme al Vescovo mons. Mistrorigo, fu accolto da Papa Giovanni Paolo II.
Tra i pellegrini c’era anche Giacomo del gruppo Gen (medie) degli Amici Domenico Savio il quale, prima di partire per Roma, si era preso l’impegno di consegnare al Papa il foulard dell’associazione.
Giovanni Paolo II, a poco più di un anno di pontificato, salutò così i sandonatesi convenuti:
“Esprimo poi un augurio alla comunità parrocchiale della città di San Donà di Piave che celebra il 5° centenario della sua erezione canonica. A voi e a tutti i partecipanti al pellegrinaggio la mia benedizione apostolica estensibile alle rispettive famiglie (…) Conservate sempre intatta nel vostro cuore questa carica di entusiasmo e di vera e sincera amicizia con Gesù (…)
Vorrei raccomandare a tutti i giovani ragazzi e ragazze di essere sempre grati a Dio per la loro grande fortuna che non è solo quella della giovinezza, ma soprattutto quella di essere cristiani, di essere figli di Dio; e questa è fortuna eterna, condizione di eterna giovinezza. Siatene felici.
Il Papa prega per voi perché non venga mai meno nella vostra vita in qualsiasi vicenda, questa luce dell’anima e perché sia sempre viva in voi questa interiore sensibilità e letizia.”

Intanto Giacomo, mettendosi in prima fila presso la transenna, riuscì nel suo intento e consegnò il fazzolettone ADS al Papa, mentre un fotografo immortalò il gesto. Il volenteroso ragazzo ricevette “benevoli segni di soddisfazione e compiacimento.” (fonte: “Più futuro che passato. Biografia di un ambiente educativo – M. Franzoi, 2009)

 

Note biografiche su San Domenico Savio

Alla richiesta che Domenico Savio scrisse in un biglietto “Mi aiuti a farmi santo”, Don Bosco rispose con una ricetta, i cui ingredienti erano: “Primo: allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace non piace al Signore. Caccialo via. Secondo: i tuoi doveri di studio e di preghiera. Attenzione a scuola, impegno nello studio, pregare volentieri quando sei invitato a farlo. Terzo: far del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni quando ne hanno bisogno, anche se ti costa un po’ di disturbo e di fatica. La ricetta della santità è tutta qui”. E il giovane Savio la seguì alla lettera.

Ecco in sintesi la sua vita:

1842, 2 aprile. Domenico nasce a San Giovanni di Riva, presso Chieri, da Carlo e Brigida Gaiato.
1843. La famiglia Savio si trasferisce a Morialdo, a 20 minuti di cammino dalla casa di Don Bosco.
1849. Domenico fa la sua Prima Comunione a Castelnuovo d’Asti.
1853. La famiglia Savio si trasferisce a Mondonio, dove Domenico finisce le elementari.
1854. Primo incontro tra Don Bosco e Domenico Savio. Don Bosco lo accetta tra gli studenti del suo Oratorio di Valdocco (Torino), dove il ragazzo arriverà a fine ottobre, accompagnato dal papà.
1856. Domenico fonda assieme ad altri amici la “Compagnia dell’Immacolata”.
1857. Su consiglio di Don Bosco, preoccupato della sua salute in rapido declino, Domenico torna in famiglia. Una settimana più tardi (9 marzo), dopo aver subito 10 salassi, Domenico muore. Don Bosco annunciò così ai ragazzi dell’Oratorio la sua morte: “La sera del 9 marzo eravi un angelo di meno in terra e uno di più in cielo”.
1933. Pio XI dichiara Domenico Savio “Venerabile”.
1950. Pio XII proclama Domenico Savio “Beato”.
1954, 12 giugno. Papa Pio XII proclama Domenico Savio “Santo”. L’effige di Domenico Savio è assieme a quella di Don Bosco e di un giovane indio sopra la statua di San Pietro, nella Basilica omonima di Roma.

2004. Nel 50° anniversario della canonizzazione, le reliquie di San Domenico Savio sono trasportate dalla Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino in 48 città d’Italia, tra cui San Donà di Piave.

A cura di Marco Franzoi