San Donato: patrono della parrocchia e della città

Vetrata di San Donato e San TizianoIl 7 agosto si festeggia San Donato, vescovo martire di Arezzo del IV sec., eretto patrono di San Donà di Piave, cui dà il nome, e compatrono – assieme alla Beata Vergine delle Grazie – della Parrocchia del Duomo.
San Donato fu un grande taumaturgo. Si racconta che da molto tempo non cadeva la pioggia e le campagne erano riarse e i raccolti in pericolo. I sacerdoti pagani incolparono di ciò Donato, perché secondo loro gli dei si sarebbero offesi e adirati per la sua predicazione, decidendo così di non mandare più la pioggia.
Chiamato in giudizio, per dimostrare quanto gli dei pagani fossero falsi, Donato invocò la pioggia, che improvvisamente cadde abbondante su giudici ed accusatori, lasciando però completamente asciutto il santo…
Il territorio di San Donà di Piave poteva contare su una sua identità propria già dal VII secolo d.C. In quel periodo era già vivo il culto a San Donato martire, che qualcuno (Plateo e Agnoletti) voleva fosse il vescovo dell’Epiro ma che, in via definitiva, un documento di curia stabilì essere stato il vescovo di Arezzo.
Infatti, in mancanza di una documentazione sicura cui fare riferimento, ci fu una vera e propria controversia sull’identità di San Donato, patrono della parrocchia. Intervenne alla fine mons. Longhin, vescovo di Treviso, con il seguente decreto (1916):
“Rimossa ogni consuetudine contraria, si riconosca come celeste patrono dell’antica Pieve e della Contea o Gastaldia di S. Donà di Piave il glorioso S. Donato vescovo e martire che si festeggia il 7 agosto (…) si è arrivati basandosi sul fatto che la tradizione del vescovo S. Donato d’Arezzo martire è più antica di quella del confessore muranese (cioè San Donato vescovo dell’Epiro, ndr)”…

 

San Donato d’Arezzo nacque a Nicomedia e da fanciullo, con la famiglia, si trasferì a Roma, dove fu educato e fatto chierico. A quel tempo Giuliano, divenuto imperatore ed apostata, promulgò una nuova persecuzione contro la Chiesa, prima con l’interdizione in attività pubbliche e poi anche con la violenza verso i cristiani: ne furono vittime fra gli altri i genitori di Donato. Donato si trasferì allora ad Arezzo, accolto dal monaco Ilariano, cui si affiancò nella penitenza e preghiera; con lui, operò tra il popolo miracoli e conversioni. Ordinato diacono e poi sacerdote, alla morte del vescovo Satiro venne scelto a succedergli: Papa Giulio I lo ordinò vescovo.
Si racconta che, durante la celebrazione della Messa, mentre egli distribuiva il pane ed il suo diacono Antimo il vino, con un calice di vetro, entrarono nel tempio dei pagani che, con la violenza, mandarono in frantumi il calice. Donato, allora, raccolse i frammenti, li riunì e, nonostante mancasse il pezzo del fondo del calice, continuò a servire il vino senza che questo cadesse dal fondo, fra lo stupore dei presenti. Un mese dopo, il prefetto di Arezzo fece arrestare Donato, il quale venne ucciso per decapitazione ad Arezzo il 7 agosto 362.

Con la nascita della parrocchia di San Donà (1476), il culto alla Madonna si affiancò a quello di San Donato, fin quasi a soppiantarlo. San Donato, diede il nome alla città, mentre Maria divenne titolare della Pieve, sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie.

La vetrata di San Donato e San Tiziano

 

Nel Foglietto Parrocchiale del 9 luglio 1939, il parroco mons. L. Saretta annunciava la prossima installazione di una vetrata che “rappresenterà S. Donato, una terza S. Tiziano, il primo protettore della Parrocchia, il secondo antica gloria di questa terra, perché nato a Cittanova nel sesto secolo dell’era volgare”. Come possiamo ammirare tutt’oggi i due santi furono invece rappresentati assieme, in un’unica vetrata.
L’impostazione e struttura generale dell’opera rimandano alla stessa mano esecutrice di quella di San Francesco e Santa Caterina. Entrambi i Santi hanno il pastorale; ai piedi di San Tiziano vi è inoltre la mitra, il copricapo dei vescovi. Le due figure dei Santi appaiono con particolare rilievo in un equilibrio compositivo, ritratti in religiosità ieratica ed in posa solenne, devota, tale da coinvolgere emotivamente lo spettatore.
Stemma dei Trevisan, palazzo comunale di Asolo, 1476La simmetria compositiva adottata dall’artista è basata sulla costruzione geometrica del triangolo isoscele, il cui vertice capovolto posa sulla predella, tra i due nomi dei Santi. I due lati di tale triangolo immaginario tendono a coincidere con i pastorali argentei, che i personaggi, girati di tre quarti, tengono a sé.
Avvolti nei loro paramenti sacri, di lodevole perizia esecutiva, essi vivono in una luce “trascendentale”, resa viva dalla cristallina dolcezza cromatica. I colori assumono un’atmosfera sublime, dovuta all’impiego della foglia argentea nella grisaglia cotta a fuoco. È veramente perfetto il virtuosismo esecutivo dei vetrai, tradotto in un normale lavoro artigianale…
La lunetta riporta la figura simbolica di due foglie di palma incrociate ed avvolte da un nastro, su cui si legge: “Gloria et honore coronasti eos” (“Di gloria ed onore li hai coronati”), che parafrasa il versetto 6 del Salmo 8. Sopra si trova la corona d’oro richiamata dalla scritta, su uno sfondo luminoso.
Nella formella sottostante, entro una cornice ottagonale, è raffigurato lo stemma araldico della città di San Donà di Piave: l’Angelo alato con lo scudo, la bilancia e l’elmo sulla lancia, con l’antica pieve sullo sfondo.

La cornice è simile a quella della vetrata di San Francesco e Santa Caterina, essendo costituita da un disegno di figure geometriche ottagonali, disposte linearmente lungo tutto il perimetro.

M.F.