San Francesco d’Assisi

Vetrata di San Francesco e Santa CaterinaNella Festa di San Francesco, Papa Bergoglio visita per la prima volta Assisi.
Francesco nacque ad Assisi nel 1181. Suo padre era il commerciante di tessuti Pietro Bernardone. Da ragazzo, allegro e malinconico, si abbandonava volentieri a sogni cavallereschi. Partecipò anche alla guerra tra Assisi e Perugia, che gli costò un anno di prigionia pieno di ripensamenti.
La luce gli venne da un ardente incontro con Cristo. Dapprima Francesco lo “riconobbe” quando riuscì a superare l’orrore che provava per i lebbrosi, al punto da abbracciarne e baciarne uno per amore Suo. In seguito, ne udì la voce mentre pregava nella chiesetta diroccata di San Damiano: “Francesco, ricostruisci la mia casa“.
Si mise così a ricostruire quella chiesetta semidistrutta, vendendo anche della merce presa alla bottega del padre. Quando costui pretese la restituzione delle sue stoffe, Francesco si spogliò di tutto, anche dei suoi abiti, lieto di poter finalmente riconoscere Dio come unico Padre. Comprese che gli chiedeva di lavorare alla costruzione della Sua Chiesa, sofferente per le troppe ricchezze e per la mancata evangelizzazione degli umili.
Francesco sposò “Madonna povertà” e divenne un mendicante che, nel suo pellegrinare, annunciava il Vangelo prendendolo alla lettera. Fu presto attorniato da uno stuolo di discepoli e di sorelle spirituali, prima tra tutte Chiara.
Papa Innocenzo III approvò la prima Regola. A La Verna, Francesco, divenuto ormai così simile a Cristo, ne ricevette le stimmate. Compose il suo Cantico delle creature quando era malato e quasi cieco, mostrando quella “perfetta letizia” che aveva sempre insegnato. Morì nel 1226, come da suo desiderio, sul pavimento della Porziuncola e fu canonizzato nemmeno due anni dopo.
Da lui ha preso il nome Papa Francesco.

La vetrata del Duomo

Mons. Luigi Saretta scriveva nel Foglietto Parrocchiale dell’1 settembre 1940: “Sono ormai assicurate, per la festa del 24 settembre (la Madonna del Colera o delle Grazie, ndr) le nuove vetrate artistiche: S. Francesco con Santa Caterina…

Quindi, il 13 ottobre 1940: “Sono riuscite veramente artistiche le due nuove vetrate! Bella quella a destra dell’Altare della Madonna, rappresentante S. Francesco e S. Caterina Patroni d’Italia“. Così furono proclamati, entrambi il 18 giugno 1939, da Pio XII.

La composizione è secondo la tradizione classica per la regolarità del disegno dei protagonisti, rappresentati ritti in piedi e vicini gomito a gomito; il fondo scuro alle loro spalle dà l’effetto di estrofletterli in avanti.
L’autore fa percepire che la luce esterna arriva dall’alto verticalmente, fino a raggiungere la testa di San Francesco; poi, scendendo, crea un vaporoso saio e fa vibrare la veste viola di Santa Caterina, accendendole con un bagliore il volto diafano. La luce si distende ed intensifica i colori; passa attraverso l’intarsio delle forme fortemente modellate, cogliendo le figure come immobili, assorte, facendo emergere i profili, i volti, le membra con la poesia che abita i due Santi, rappresentati in una mobilità tutta interiore, fusa nei propri sentimenti.
Santa Caterina tiene nella mano destra un candido giglio e, nell’altra, il libro dei suoi scritti; volge il capo verso Francesco, con sguardo abbassato, timidamente, come per farsi piccola.
San Francesco, presentato nella sua intima e serafica semplicità, con un gesto sospeso della testa volge lo sguardo solidale verso Caterina. Egli ha le braccia incrociate sul petto, in segno di fraternità e tiene in mano la corona del Rosario. Sulle sue spalle sono posati due uccellini variopinti. In questa composizione, si esprime un’ideale ricerca naturalistica, evidente anche nella descrizione dei dettagli: il colore bronzeo del saio, i piedi nudi sporgenti dai sandali e la colomba, tra le due figure.
L’interesse di molti artisti italiani dell’epoca, secondo il filone culturale-artistico del “Realismo”, è proprio rivolto “all’idillio amoroso alla natura”, con sentimenti per la luce ed il colore. È qui evidente l’attenzione dell’autore per la natura, per la vita con le sue cose semplici, delicate, evocanti poesia dai modi lenti e cadenzati, come messaggi d’amore.
Nella lunetta superiore, sono raffigurate le due braccia incrociate di Cristo e Francesco, entrambe con le mani forate dai chiodi, con al centro la croce che emana luce: è il simbolo dei frati minori.
Nella formella inferiore, in una cornice ottagonale, sono rappresentati la Basilica di San Pietro e il Campidoglio (sede del sindaco di Roma), simboli rispettivamente della Cristianità e dello Stato, di cui sono patroni i due Santi.

I due edifici sono separati da una pianta di alloro posta in primo piano, simboleggiante la sapienza e la gloria e da un ramo di ulivo, simbolo di pace (Fonte: D., M. Franzoi – Le vetrate del Duomo di San Donà di Piave)

A cura di M.F.