San Liberale – le reliquie del santo a S. Donà

Il Vescovo, per rinnovare la devozione al Santo patrono della diocesi di Treviso nell’anniversario della morte, ha indetto una peregrinatio Sancti Liberalis, proponendo che le spoglie sostino nei cinque principali centri della chiesa trevigiana.

A San Donà sono rimaste dal 18 al 25 maggio 2001
Ecco una breve nota biografica sulla figura del Santo Patrono.

San Liberale
Legame con la chiesa matrice di Aquileia, fedeltà fino al martirio, costante punto di riferimento per le comunità della Marca Trevigiana: queste sembrano essere i caratteri per cui San Liberale è  stata scelto il patrono della diocesi di Treviso.
Nella sua raffigurazione più famosa, quella della Pala del Giorgine, il santo è raffigurato armato, come un soldato e cavaliere medioevale. E tale è sempre  stato considerato: ma gli scarsi dati sulla sua vita portano a confondere il ruolo militare con l’appartenza all’ordo equestrer , della sua fa-miglia.
Liberale era infatti nato da famiglia di cavalieri, ad Altino, la città sulla via Annia che univa Padova ad Aquileia,  e visse fra la seconda metà del IV e il principio del V secolo, all’epoca delle invasioni degli Unni e delle altre popolazioni barbariche che avevano invaso l’Italia.
Fu indubbiamente discepolo di Eliodoro, amico di San Girolamo, una forte spiritualità nella comunità di Aquileia. E stato il tempo dei grandi vescovi che sono contemporaneamente pastori e guide della città in un momento l’autorità dello stato è assente. E’ stato il tempo di Ambrogio a Milano, Valeriano ad Aquileia, Aostino a Ippona. 
E’ stato il tempo della lotta contro l’arianesimo, la dottrina che nega la divinità di Cristo e colpisce al cuore il messaggio cristiano.
Sembra di cogliere, allora, le caratteristiche che lo rendono soldato di Cristo, come la tradizione lo ha tramandato: la forza e la fedeltà. La forza della sua fede, anzitutto. Una forza che probabilmente trova origine nell’educazione ricevuta, tipicamente militare. E la fedeltà all’insegnamento cristiano, fino a subire persecuzione: e non deve esser stato facile per lui, si può immaginarlo, restare convinto nella fede dinanzi al tambureggiante avanzare dell’eresia di quel tempo.
Racconta la tradizione che allo studio, alla preghiera e alla mortificazione Liberale univa l’assistenza ai poveri e ai malati. Sempre lucida, poi, era la sua predicazione. la sua azione per sostenere il coraggio dei credenti e illuminare gli ariani e quanti altri non possedevano il dono della fede.
Proprio perché preoccupato dell’incapacità del nuovo vescovo, Ambrogio, di opporsi in modo inci-sivo all’eresia ariana, Liberale (sempre rincorso dall’insidia della persecuzione) si pose alla ricerca del suo “maestro”, il vescovo Eliodoro, che si era rifugiato nelle isole della laguna veneta.
Si fermò nell’isoletta di Castrazone, dove in breve tempo si ammalò e morì, il 27 aprile 400 circa.
Quando il suo corpo sia giunto a Treviso non è certo. Secondo Rambaldo degli Azzoni Avogaro, il corpo di San Liberale (come quello dei martiri Teomsto, Tabra e Tabrata, uccisi dagli ariani nel 346 al ponte sul Sue di Musestre) sarebbe stato portato nella Marca nel 452 dagli abitanti di Altino in seguito all’invasione degli Unni di Attila.
Altri affermano che il corpo di Liberale (attualmente sepolto nella cripta della Cattedrale di Treviso) aveva trovato in un primo momento sepoltura nell’isola di Torcello.
La presenza e il culto a Treviso sia di Liberale, sia dei martiri Teonisto, Tabra e Tabrata sono atte-stati a cominciare dal 1082, da un crescendo di testimonianze monumentali e archivistiche.
Fin dal sorgere del libero Comune nel secolo XII, Liberale era stato proclamato patrono di Treviso, pur restando gli apostoli Pietro e Paolo titolari della Cattedrale.
E patrono di Castelfranco lo vollero, fin dal principio, i cittadini mandati da Treviso nel 1199 a fondare quel castello.

( vedi  Chiades, Santi Trevigiani – Canova, 1987 e Cattabiani, Santi d’Italia, Rizzoli, 1993)