San Liberale, Patrono della Diocesi di Treviso

Vetrata di San Liberale, duomoSan Liberale, Patrono della Diocesi di Treviso festeggiato il 27 aprile, Il quadro di San Liberale di L. Seitzè raffigurato in una delle vetrate del Duomo (cappella del Sacro Cuore) mentre predica ai pescatori della sua Altino, importante porto della X Regione dell’epoca augustea.

È evidente l’ispirazione all’affresco di San Liberale che si trova nel Duomo di Treviso, opera dell’artista Ludovico Seitz (1888).

Un’antica leggenda racconta che Liberale, nato ad Altino da famiglia appartenente all’ordine equestre, fu educato nella fede cristiana da Eliodoro, primo vescovo della città.

Allo studio della dottrina cristiana, alle preghiere prolungate ed alle dure mortificazioni della carne, egli univa l’assistenza ai poveri, agli ammalati e l’azione vigorosa per sostenere i credenti, convertire i pagani e gli ariani ed opporsi alle loro prepotenze.

Quotidianamente assisteva alla Santa Messa. Ogni domenica si comunicava e, preso cibo solo in quel giorno, restava completamente digiuno il resto della settimana.

Crescendo l’opposizione dei pagani e degli ariani, Eliodoro affidò la sua sede al vescovo Ambrogio, per ritirarsi poi nelle isole della laguna di Venezia.

Dopo qualche tempo, preoccupato dell’incapacità di Ambrogio di tener testa a pagani ed eretici, Liberale decise d’andare alla ricerca di Eliodoro, ma volle prima chiedere lumi al Signore. Mentre pregava nella cattedrale s’addormentò e nel sonno gli apparve il suo angelo custode in forma d’uomo dall’aspetto risplendente, che lo incoraggiò e gli preannunciò vicina la morte.

Visitate un’ultima volta le chiese della città e dei dintorni, Liberale andò a Castrazone dove c’era una chiesa dedicata a S. Lorenzo. Non trovando modo di raggiungere l’isola dov’era Eliodoro, si fermò là conducendo vita eremitica; colpito da grave malattia, poco dopo morí, il 27 aprile.

Clero e popolo lo seppellirono in quella chiesa entro un’arca marmorea. Attorno a queste linee essenziali della leggenda, delle quali però è difficile provare l’attendibilità, si aggiunsero in seguito miracoli ed episodi tolti per lo più da leggende analoghe.

Il corpo di S. Liberale, come quello dei martiri Teonisto, Tabra e Tabrata, sarebbe stato portato a Treviso dagli abitanti di Altino, quando, nel 452, sotto la minaccia degli Unni di Attila o più tardi sotto quella dei Longobardi, si rifugiarono numerosi in quella città, nella cui Diocesi restarono incorporati definitivamente anche Altino e il suo territorio.

Nel VII sec. la sede vescovile passò a Torcello, dove il doge Andrea Dandolo (m. 1354) e, poco dopo, il domenicano Pietro Calò affermarono essere stati portati anche i corpi di Liberale, Teonisto, Tabra e Tabrata, per essere collocati in quella cattedrale.

La presenza ed il culto di quei corpi santi a Treviso sono attestati, a cominciare dal 1082, da un crescendo di testimonianze monumentali ed archivistiche man mano che ci si avvicina alla fondazione, nel 1360 o nel 1365 della Confraternita di S. Liberale, da parte del beato Enrico di Treviso.

Fin dal sorgere del libero comune nel sec. XII, Liberale, quale cavaliere di Altino, era stato proclamato patrono di Treviso, pur restando gli apostoli Pietro e Paolo titolari della cattedrale. Inoltre, fin da principio, i cittadini mandati da Treviso a fondare il castello di Castelfranco Veneto, nel 1199, lo vollero patrono di quella città. La sua tomba è nella cripta della cattedrale di Treviso.

La più antica iconografia lo rappresenta vestito d’una lunga sottana, simile al camice liturgico, e d’una sopravveste più corta, simile alla tunicella o alla dalmatica. Nella figurina, scolpita intorno al sepolcro del b. Enrico di Treviso, San Liberale è invece rivestito della clamide dei soldati.

Giorgione nella celebre tela del duomo di Castelfranco lo rappresenta rivestito di corazza con in mano la bandiera della città.

La vetrata del Duomo

L’opera mostra un’esecuzione tecnico-artistica di grande rigore decorativo, secondo la qualità dell’antica tradizione delle vetrate istoriate. La scena è sviluppata su tutta la superficie, sino alla lunetta.

Gli spettatori sono partecipi della particolare emozione suscitata dalla luce dorata, uniforme, che traspare nel luogo sacro in cui è collocata la vetrata.

L’episodio di vita del Santo è ambientato minuziosamente dall’artista. In primo piano, in basso, la figura avvitata del pescivendolo, con le due grosse ceste di pesce, guarda San Liberale. Egli è rappresentato in piedi, con postura di tre quarti, e con le braccia aperte nell’atto di istruire cristianamente: si notano l’eloquente fermezza e lo sguardo vivo, nell’adempimento del suo dovere.

Alle spalle di San Liberale, la quinta architettonica di un portico color bruno scuro mette in evidenza la purezza e la regolarità fisionomica del volto, circoscritto dalla grande aureola bianca.

Spiccano ai suoi piedi altre figure popolari, intente all’ascolto mentre, sullo sfondo, s’intravvede probabilmente un nobile, di spalle, disinteressato alle parole del Santo.

La scena, anche tramite la raffigurazione delle rovine archeologiche, è una rappresentazione storica della vita ad Altino.

La cornice presenta un ornato composto da forme geometriche esagonali, disposte ripetutamente attorno alla vetrata, aventi colori rosso-rubino e giallo-ocra, di piacevole calibratura decorativa. La medesima decorazione contorna la vicina vetrata di San Pietro e San Prosdocimo.

La formella inferiore riporta la raffigurazione di uno scudo, con croce e due stelle gialle su sfondo rosso sui due quarti superiori, stemma araldico di Treviso.

Tratto da “Le vetrate del Duomo di San Donà” (2008)