San Prosdocimo, primo Vescovo di Padova, nella vetrata del Duomo

Vetrata di San Pietro e san Prosdocimo, duomo di San Donà di PiaveSan Prosdocimo, il santo festeggiato il 7 novembre è stato il primo vescovo di Padova, di cui è patrono assieme a Sant’Antonio, Santa Giustina e San Daniele.
Lo troviamo raffigurato anche nella vetrata della cappella del Sacro Cuore (dei bambini) nel Duomo di San Donà, rappresentato di spalle mentre riceve da San Pietro il mandato per evangelizzare le popolazioni venete.
Secondo la tradizione, ricevuto l’incarico dallo stesso San Pietro, Prosdocimo avrebbe infatti evangelizzato tutta la Venezia Occidentale.
Per alcuni studiosi, tuttavia, l’epoca di San Prosdocimo è lontana dal momento della diffusione dell’insegnamento di Gesù in questo nostro territorio ed è necessario posticipare la datazione di oltre un secolo per trovare le prime tracce della penetrazione cristiana, molto probabilmente dovuta all’apostolato di viaggiatori o di legionari che percorrevano la Via consolare Annia, attraversante anche il territorio della futura San Donà.
 Per il gran numero di battesimi celebrati, San Prosdocimo viene solitamente rappresentato con una brocca. Sarebbe stato lui a convertire Giustina, morta martire sotto Nerone. Lui, invece, scampò alla persecuzione e morì amato come un padre.

Il nome greco Prosdocimo significa “l’atteso“. Si può dire che egli fu veramente l’atteso dell’allora città pagana di Padova, inviatovi dallo stesso Pietro dopo la consacrazione episcopale. Nelle fonti antiche si trova citata una chiesa “Sancti Prosdocimi”, che più tardi divenne la celebre basilica patavina di Santa Giustina, al cui interno si venera il corpo del protovescovo.

La vetrata del Duomo

Nella vetrata del Duomo San Prosdocimo è raffigurato mentre riceve da San Pietro l’incarico di evangelizzare le genti venete.
La composizione iconografica si articola lungo le diagonali ed è popolata da figure, le maggiori delle quali dominano la scena, in una contrazione dello spazio. Si nota la perfezione dei volumi, resi solidi e dialoganti, in un naturalismo estremamente nitido. Domina il colore rosso, che avvolge la scena con una calda luminosità.
È evidente l’esattezza della descrizione dei particolari da parte dell’artista, come si può osservare, ad esempio, nella tramatura del tappeto steso sui gradini.
Il volto di Pietro, nella sua espressione assorta, è ritratto con straordinario naturalismo, per la regolarità anatomica e la purezza dei tratti fisionomici.
Si contrappongono la bellezza idealizzata della figura a sinistra, avente forti richiami “preraffaelliti”, e la figura di San Prosdocimo, quasi dialoganti in quel rapporto dei valori plastici tipico del movimento novecentista italiano.
Il paesaggio retrostante è composto dalle pietre squadrate delle rovine archeologiche romane, le quali sembrano evocare un passato che la Chiesa dei Santi vuol far risorgere.
La cornice della vetrata è identica a quella della vicina dedicata a San Liberale, chiara “firma” della stessa mano creatrice.
La formella inferiore riporta la raffigurazione del Leone simbolo dell’Evangelista Marco, con la scritta: “PAX TIBI MARCE / EVANGELISTA MEUS”. (tratto da “Le vetrate del Duomo di San Donà – D., M. Franzoi, 2008)

M.F.