Sant’Antonio di Padova (1195, Lisbona-1231, Padova)

La vetrata del miracolo di Sant'Antonio e in basso il ritratto di p. Sergio SorgonSi chiamava Fernando ed era nato a Lisbona (Portogallo) nel 1195, da nobile famiglia. Giovanissimo era entrato tra i canonici regolari di sant’Agostino di Coimbra ed acquisì una notevole cultura in campo biblico, teologico, filosofico e scientifico. Ordinato sacerdote, tutti ponevano in lui le più belle speranze.
Fernando rimase profondamente scosso assistendo ai funerali di cinque umili Frati Minori, inviati in Marocco da Francesco, che erano stati uccisi dai maomettani. Decise allora di prendere il loro posto. Entrato nell’Ordine Francescano, prese il nome di Antonio e partì missionario per le coste africane.
Una violenta bufera lo costrinse invece ad approdare in Sicilia da dove, dopo aver predicato alcuni mesi, decise di raggiungere Francesco ad Assisi.
Lì, partecipò silenziosamente al capitolo generale e si affidò al provinciale francescano dell’Emilia Romagna, che lo portò con sé. Dapprima visse in un eremo nei pressi di Forlì, impegnato in cucina, finché fu invitato a predicare durante un’ordinazione sacerdotale, non avendo trovato nessun altro.
Scoperte così le grandi doti di scienza e di oratoria possedute da Antonio, i confratelli lo costrinsero a predicare nei principali centri del tempo. Iniziò allora a pellegrinare a piedi, per l’Europa e l’Italia, a predicare. Fu così il primo dei francescani ad insegnare teologia ai confratelli.
Si stabilì a Padova nel 1227 e vi morì nel 1231: è compatrono della città assieme ai santi Prosdocimo, Giustina e Daniele.

È tra i Santi più popolari e maggiormente presente – assieme alla Vergine Maria – nei capitelli (dove viene raffigurato con il Bambino Gesù in braccio) del nostro territorio, nonchè il protagonista di due vetrate del Duomo di San Donà.
La vetrata destra dell’Altare di Sant’Antonio
Il miracolo rappresentato dalla vetrata destra dell’Altare di Sant’Antonio nel Duomo di San Donà si verificò a Firenze. Un famoso usuraio morì improvvisamente e, aperto il cadavere, non vi trovarono il cuore perché, come ricordò Antonio: “Dove è il tuo tesoro ivi è il tuo cuore, disse il Signore”. E, infatti, il cuore dell’usuraio fu ritrovato nello scrigno dei suoi denari.
Nella vetrata viene raffigurato Sant’Antonio mentre indica alle persone presenti il cuore dell’usuraio – trasportato morto alle sue spalle – tra le monete di uno scrigno aperto.
Nella sua predicazione a Firenze, dove pullulavano gli usurai, Antonio ebbe parole terribili contro questi sfruttatori della povera gente: “Vi aspetto davanti al tribunale di Dio, maledetta genìa di usurai“.
Il livello tecnico-artistico dell’esecuzione è elevato. Ad un’attenta osservazione, l’iconografia presenta caratteri stilistici uguali alle altre vetrate, derivanti dal medesimo laboratorio artistico.
Il disegno è raffinato e non nasconde lo studio accurato dello schema figurativo, plastico-volumetrico, con andamento diagonale, da sinistra a destra. In tal modo, viene concentrato l’effetto drammatico del particolare del cuore, amplificandolo nella dilatazione luminosa a bagliori dorati.
L’immagine è una documentazione vivace di particolari realistici, caratterizzati dalla luce esterna, che nel dipinto giunge da sinistra; cogliendo la testa del Santo. Antonio è rivolto verso la persona che apre la cassa con il cuore e ricolma di monete d’oro, e verso cui egli rivolge l’indice con atto accusatorio.
Le figure attorno contribuiscono a dare alla scena un ritmo “rotante”, grazie alle loro pose ed espressioni palesanti la sorpresa per l’accaduto.
A sinistra, completa lo schema figurativo la figura bianca ed orizzontale del cadavere, disposto sopra la barella. Sullo sfondo si alza uno scorcio prospettico murario, raffigurante un portico, che raccorda il paesaggio lontano con la chiesa ed il campanile in stile romanico.
Presso l’angolo inferiore dello scrigno, si notano le due piccole sigle “FO” e “SB“, firme degli autori.

La vetrata presenta una graziosa cornice con elementi d’ornato a caratteri curvilinei stilizzati di genere floreale, a richiamo “Liberty-decò”.

P. Sergio Sorgon, nella formella inferiore della vetrata

La formella inferiore, opera della Vetreria Artistica Gibo di San Giovanni Lupatoto (VR), raffigura il missionario sandonatese p. Sergio Sorgon (1938-1985), carmelitano scalzo morto martire in Madagascar. La formella fu collocata alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, in sostituzione dell’originale danneggiata.
Proprio quest’anno p. Sergio avrebbe celebrato il cinquantesimo del suo sacerdozio, essendo stato ordinato sacerdote nella Basilica di San Marco a Venezia il 30 marzo 1963, dal Patriarca Urbani.

Nel giugno del 1969 partì assieme ai confratelli Angelo Doriguzzi e Gino Pizzuto per il Madagascar, come pionieri missionari del Carmelo Teresiano nell’isola africana.

Marco Franzoi