Santiago di Compostela: un buon punto di partenza!

Il 25 luglio è il giorno dedicato all’Apostolo S.Giacomo e noi lo abbiamo trascorso, come ormai avviene da un paio di anni, a Monselice assieme ai membri dell’Associazione Amici di San Giacomo.
E’ la classica riunione in cui vengono  mostrate le foto ed ascoltati i racconti dei vari pellegrini che hanno vissuto nell’anno un’esperienza particolare e ne vogliono far partecipi anche gli altri e si conclude con la celebrazione eucaristica nella Chiesa a Lui dedicata.
Mi pare l’occasione propizia per cercare di comunicare i ricordi, le impressioni e le emozioni del breve pellegrinaggio che abbiamo fatto a piedi alla tomba di San Giacomo a Santiago di Compostela in Spagna.

Abbiamo percorso in tutto circa 120 Km distribuiti in 6 giorni di cammino lungo  il cosiddetto “Cammino Por-toghese” che va dalla cittadina di  Tui, al confine col Portogallo, fino appunto a Santiago. Un cammino molto interessante in un paesaggio di campagna, principalmente tra filari di viti e piccoli boschi, con l’oceano sullo sfondo. Ancora poco frequentato dalla massa e quindi molto tranquillo e rilassante. E anche solo sul piano pratico non assomiglia affatto alle numerose camminate o gite in montagna che pure siamo abituati a fare.
Fin dall’inizio intuisci che sarà un’esperienza diversa perché vieni trasferito in una piccola porzione  di mondo dove tutto pare ruoti intorno alla tua destinazione che pertanto assume anche per te  una dimensione  ancora più grande. E con stupore e curiosità prendi atto che sei circondato dalle persone più disparate come età, nazionalità, condizioni sociale, interessi, etc. che però divideranno con te, se pur non totalmente, una impor-tante esperienza.
E così la sera del 7 Giugno arriviamo a Tui e ci dirigiamo verso il Rifugio dove dormiremo la notte per iniziare il mattino dopo di buonora la nostra avventura. Tutto è nuovo e non  prevedibile. Si comincia col condividere una grande camerata con altri 10/12 estranei,  ad ascoltare il loro russare perché non riesci a dormire e a chiederti se sei tu realmente a vivere questa situazione.
Dopo la prima notte un po’ agitata quasi non vedi l’ora di poterti alzare per iniziare una giornata che sei già pronto ad accettare ma non sai assolutamente che cosa ti riserverà.
Da qui ha inizio anche il controllo delle tue necessità e/o comodità perché non ci si sveglia certo con caffè e brioche. Per iniziare c’è una buona sorsata d’acqua e lo zaino in spalla. Perché tutto quello di cui avrai bisogno è li che pesa sulle tue spalle e con l’andare dei giorni diventerà più leggero perché ti liberi di tante cose non proprio indispensabili di cui credevi non poter fare a meno.
Inizia il percorso su strade segnate ma non sempre facili ed ovvie, per cui quello che non si può assolutamente perdere è la segnaletica: “la famosa conchiglia” che ti guida  e che sarà la tua mascotte durante tutti i giorni di cammino con l’indicazione dei Km che ancora ti mancano per raggiungere il traguardo.
E cammini ammirando il paesaggio, ascoltando il tuo male ai piedi, alle gambe, alle spalle ma vai ed il pensiero corre alle tante persone che l’hanno percorso prima di te o che passeranno domani e ti chiedi chi erano, perché lo facevano, etc. Poi all’improvviso c’è una piccola cappella dove sostare, una fontana per bere, un bel crocifisso da fotografare.
Col tuo compagno di viaggio c’è un tacito accordo. Ognuno adegua il passo o le soste  in base alle proprie possibilità; si parla poco. Ognuno preferisce ascoltare il proprio silenzio e seguire i pensieri che si mettono in fila ordinati nella mente e riesci a vedere e pensare ai fatti, alle persone e a tutto quello che hai lasciato a casa con molta serenità e chiarezza.
Anche pregare mentre cammini ti diventa facile e naturale. Ti accorgi che questa lunga distanza fisica ti ha avvicinato molto a tutto.
Il cammino ti insegna a diventare paziente anche con te stesso (il corpo che non sempre asseconda imme-diatamente i tuoi desideri) e nello stesso tempo molto più perseverante perché ti accorgi che, passo dopo passo, le mete si raggiungono e alla sera il bilancio della giornata ti stupisce. Forse agli altri non lo hai detto ma dentro di te non sempre hai pensato di farcela!
La fatica della sera al mattino è solo un ricordo, anche se spesso non hai proprio dormito benissimo, perché ti rimangono vive la curiosità e la voglia di proseguire.
Arriva anche il giorno in cui finalmente vedi in lontananza le famose guglie della cattedrale e attraversi la città con le gambe dure per la fatica (è stata  la giornata più lunga di chilometri) e un po’ molli per l’emozione. L’arrivo sul piazzale da pellegrino è gratificante!
Ha iniziato anche a piovere ma a noi questo pare non interessare più molto.
Incontriamo per primi dei turisti italiani (ce ne sono sempre molti a Santiago), che ci salutano con simpatia e chiedono notizie sul nostro percorso. Approfittiamo per farci scattare la prima foto davanti alla cattedrale e accettiamo con gioia  i loro complimenti.
L’interno della cattedrale ci è già noto e allora saliamo velocemente alla statua di San Giacomo quasi per av-visarlo del nostro arrivo. Ma ci stava aspettando, come mi pare ovvio, ci ha accompagnato durante tutto il percorso e adesso vuole solo confermarci quello che in fondo sapevamo già:
Santiago non è la fine del pellegrinaggio ma può essere un buon punto di partenza e di questo Gli siamo grati.

Franca e Gabriele