Se tu conoscessi il dono di Dio – Riscoprire il nostro battesimo

Lettera pastorale 2013Lettera Pastorale del Vescovo Gianfranco Agostino (scarica in formato pdf)

Perché questa lettera. Per continuare il cammino della nostra Chiesa verso una fede adulta.

Noi non siamo cristiani perché abbiamo deciso di esserlo: siamo stati e siamo tuttora  destinatari di un dono che precede e supera  ogni nostra pur necessaria decisione, abbiamo ricevuto il battesimo, non ci siamo battezzati da noi stessi. Per questo riflettiamo sulla frase di Gesù alla Samaritana contenuta nel Vangelo di Giovanni (4,10), “Se tu conoscessi il dono di Dio”, a partire dalla Parola di Dio e dai riti della liturgia battesimale.

Ritornare a quel fonte: sepolcro e grembo materno. Immergersi nella morte di Cristo per riemergere nella sua resurrezione. Dalla lettera ai Romani (6,3-11): Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.”

La vita ricevuta nel battesimo è destinata a continuare per sempre in Dio. San Pietro dichiara addirittura che siamo destinati a diventare “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4). Il fonte battesimale è insieme, sepolcro che accoglie una morte e grembo materno che produce una nuova vita. Con san Cirillo: “Mistero della morte e della nascita, quest’acqua di salvezza è stata per voi tomba e genitrice“.

La nostra piccola storia è inserita dentro una storia di salvezza ma il battesimo non ci dispensa da impegno e fatica: dopo il battesimo nel Giordano Gesù rimase 40 giorni nel deserto tentato da Satana.

I vari segni del battesimo. L’unzione prima del battesimo ricorda quella dei lottatori prima del combattimento. Ma non siamo soli: siamo incorporati nella Chiesa, corpo di Cristo. La comunità deve quindi prendersi cura del battezzato. Non siamo però accolti da una umanità innocente bensì contaminata dal male (“peccato originale”). Il battezzato è “rivestito di Cristo” e diventa una nuova creatura: veste bianca.

Il battezzato è un consacrato dallo Spirito santo: è unto col sacro Crisma (Cristo significa “unto”).

Il battesimo è molto più della cancellazione dei peccati, è dono dell’amore paterno di Dio: per questo il sacramento si conclude con il Padre Nostro.

Il battesimo “sacramento della fede”. La fede è condizione o effetto del battesimo? Nel NT il battesimo segue l’accoglienza della Parola, per questo si fa la Professione di fede prima dell’infusione dell’acqua. Ma allora il battesimo di un neonato ha senso? In realtà non possiamo restringere la consapevolezza  necessaria al battesimo a quella di chi lo riceve. I bambini sono battezzati nella fede della chiesa e per attuare pienamente la realtà del sacramento è necessario che i bambini siano in seguito educati nella fede (impegno di genitori e padrini). Anche la fede del battezzato adulto è una “fede della chiesa” e non la sua semplice fede personale.

Alcuni pensano che battezzare il proprio figlio sia ledere la sua libertà, ma il proprio comportamento e stile di vita rappresentano sempre una proposta di valori o disvalori. È  ingiusto non trasmettere agli altri ciò che costituisce il senso profondo della nostra esistenza. La chiesa non può essere costituita solo da adulti con l’esclusione dei bambini.

Una parola antica e nuova. Per “mistagogia”, si intende quel percorso fatto di apprendimento, conoscenza e testimonianza che il cristiano fa dopo avere ricevuto i sacramenti. Vivendo l’esistenza di ogni giorno nella prospettiva della Pasqua i discepoli del Signore scoprono e mostrano che è possibile vivere una vita “salvata” già da ora: una vita risorta che immette nella vita umana piccole luci che fanno intravvedere la luce del Risorto.

Il Vescovo ci chiede di impegnarci nel prossimo biennio nella riscoperta del nostro battesimo. Per capire chi siamo, per diventare quelli che siamo chiamati ad essere.

“Immersi in Cristo”: siamo invitati a dedicare il primo anno soprattutto alla riflessione e all’approfondimento del dono del battesimo utilizzando testi di Giovanni.

“Per risorgere con lui”: il secondo anno esaminerà invece la “risalita battesimale”, dando modo di considerare le conseguenze del nostro battesimo nella nostra vita concreta, illuminata dalla vita del Risorto.

Sintesi a cura di Alessandro Culatti Zilli