Sintesi della giornata di studio Consiglio Pastorale allargato

S. Maria di Piave, 2 giugno 2008

 

“La carità più grande oggi è annunciare il Vangelo a chi non lo conosce o a chi lo ha dimenticato”

 

Il pomeriggio del 2 giugno 2008 il Consiglio Pastorale, allargato a chi desiderava, si è ritrovato nei locali della Parrocchia di S. Maria di Piave per una giornata di studio sul tema: “La carità più grande oggi è annunciare il Vangelo a chi non lo conosce o a chi lo ha dimenticato”.

All’inizio c’è stata la testimonianza di Diana, Alessandra e Onix (due sorelle e un giovane di 26 anni, della Diocesi di Treviso), battezzati in età adulta.
A seguire, don Edy ha commentato la parte della Lettera del Vescovo “Adoratori e Missionari” (secondo anno), dal n. 62 di pag. 109 al n. 66 di pag. 118. In particolare, la domanda guida di questa riflessione è stata “come portare l’annuncio della salvezza di Gesù Cristo in Diocesi, generando nuovi figli alla fede?” Il tema è stato allora quello del primo annuncio (kerygma) e della catechesi, evidenziando la necessità attuale di un’integrazione della tradizionale struttura parrocchiale “a cerchio” (“pastorale del chiamare”) con un nuovo modello di pastorale “a rete”, detta anche “pastorale dell’andare”, al fine di testimoniare ed annunciare il Vangelo di Gesù a chi non lo conosce o a chi se n’è allontanato.
Su questi argomenti hanno condiviso le persone nei 5 gruppi di discernimento.

1. Questioni che più hanno colpito

• Il Battesimo è veramente un dono. Dio ti fa un regalo anche se non te lo meriti. La grazia che riceviamo nel Battesimo non viene mai persa; la fede non è solo la sensazione del momento (come nelle celebrazioni), ma è un cammino.

• La scelta di un genitore di battezzare un figlio equivale a lasciargli un’eredità.

• Ha colpito il fatto che i tre giovani ospiti si sono messi in cammino per ricevere il Battesimo. Altri, invece, che hanno ricevuto il Battesimo da piccoli, grazie ai genitori, non sono altrettanto coinvolti nella fede: è come se avessero “messo nel cassetto” questo grande dono. Anche chi è battezzato ha quindi bisogno di un nuovo annuncio.

• Molti incontrano (o riscoprono) Gesù grazie a delle persone o dei gruppi, che hanno un ruolo di evangelizzazione non sempre riconosciuto.

• Ha colpito la differenza tra Kerygma (primo annuncio) e Catechesi (esplicazione, maturazione della fede).

Quindi la CATECHESI viene dopo l’ANNUNCIO. Nel catechismo ai bambini, viene prima la catechesi del kerygma: ci si domanda allora se ci sia la necessità di rivedere il metodo di fare catechismo.

• La semplicità del primo annuncio si ricollega alla riscoperta del fatto che cristianesimo significa “essere buoni”, non essere egoisti, perché Dio è buono (cfr. Genesi: “Dio vide che era cosa molto buona”).

• Don Edy ha usato le immagini della locanda e del banchetto per descrivere le modalità della pastorale: in particolare, l’immagine del banchetto presuppone una relazione personale con chi si va ad incontrare. La difficoltà sta nella mancanza del coraggio di condividere con gli altri e nell’individualismo. Si richiamano alcune figure che hanno concretizzato la pastorale del banchetto, come don Milani e don Mazzolari.

• Il contesto in cui siamo chiamati ad evangelizzare non favorisce l’annuncio: il consumismo e la ricchezza non favoriscono la semplicità del vivere la fede con intensità, rispetto ad un contesto più povero e semplice.

• Si evidenzia l’mportanza della testimonianza della fede da parte dei nonni.

• È necessario insistere sulla formazione.

• C’è la necessità di trovare nuove forme di pastorale per “attirare” i giovani.

 

2. Alcune domande che sono sorte

• È giusto dare il Battesimo nell’età della non consapevolezza, quando il bambino non comprende il valore del “diamante” che gli è stato dato? Come far apprezzare ai bambini questo Sacramento?

• Dove sta il confine tra l’”avere rispetto” e la necessità di testimonianza a chi non condivide la nostra fede?

• C’è un luogo o una forma particolare per l’annuncio?

• Come faccio a parlare di Cristo se non lo conosco? Se non Lo ho incontrato? Quale cambiamento è necessario in noi per diventare adoratori e quindi testimoniare?

• Dobbiamo cambiare il modo di trasmettere la fede? Come cristiani si può stare tranquilli o cos’altro si deve fare, anche nel quotidiano, verso i bambini che arrivano, i fidanzati che formiamo nei corsi di preparazione al Matrimonio, i giovani che prendono strade sbagliate o gli stranieri, verso i quali ci si sente diffidenti?

L’incontro termina con l’agape fraterna preparata con dedizione dalle locali parrocchiane.