Speciale: Gli stranieri che vivono con noi

Da più di dieci anni la nostra terra, che è sempre stata terra di emigrati , ha incominciato a diventare terra di immigrati. Dopo un primo periodo di emergenza, siamo arrivati a una situazione di stabilità crescente. Superate le prime difficoltà abbiamo raggiunto un buon livello di reciproca accettazione e rispetto. Desideriamo fare il punto presentando i dati numerici della situazione, descrivere il grado di inserimento e portare a conoscenza il pensiero di alcuni stranieri che da anni vivono tra noi e si sentono ormai nostri concittadini. Come cristiani che credono al vangelo, vorremo che gli stranieri tra noi fossero sempre meno ‘foresti’ e sempre più fratelli e cittadini.

LA SITUAZIONE 2007

Il fenomeno dell’immigrazione straniera nel nostro territorio (Veneto Orientale) ha acquisito un carattere di sistematicità, dopo i primi arrivi ad inizio anni ’90.
Fino a metà anni ’90 la presenza degli immigrati era inferiore all’1% dei residenti, mentre attual-mente supera il 6%, con un ritmo di crescita superiore a quello della Provincia di Venezia.
I motivi dell’emigrazione dal Paese d’origine sono prevalentemente la povertà e la mancanza di lavoro, mentre le cause politiche o belliche sono quasi venute meno.

Per stranieri s’intendono i cittadini residenti che non hanno cittadinanza italiana.
Il numero delle nazionalità presenti è notevole, pari a 70, da quattro continenti, esclusa solo l’Oceania.
Il continente maggiormente rappresentato è l’Europa (927 dall’UE e 1230 da altri Paesi Europei), seguito rispettivamente da Asia (407), Africa (409) ed Americhe (prevalentemente Latina con 188 presenze contro le 8 del Nord).
Nella prima metà del 2007 si registra un incremento dell’11% di stranieri (in totale sono stati 315, per una media mensile di 45 persone residenti in più).
Sempre nel 2007, la nazionalità rumena (la Romania fa ora parte dell’Unione Europea) ha superato l’albanese come presenze.
Al 31/07/2007 il numero dei maschi continua ad essere superiore a quello delle femmine. Il numero delle femmine prevale sui maschi solo per l’origine latino-americana, mentre era maggiore anche per l’europea sino a fine anno scorso.
Nel 2006 le nazionalità più frequenti sono state (in ordine decrescente e con almeno 100 unità): Albanese, Rumena, Bangladesh, Ucraina, Marocchina, Nigeriana, Cinese, Jugoslava.
Nel primo semestre del 2007 le nazionalità più frequenti (in ordine decrescente e con almeno 100 unità): Rumena, Albanese, Bangladesh, Ucraina, Marocchina, Nigeriana, Cinese, Jugoslava.
Le prime tre nazioni con il maggior numero di presenze femminili sono nell’ordine: Romania (344), Albania (277), Ucraina (121).
Per quanto riguarda le presenza maschile, si ha invece la seguente situazione: Albania (386), Romania (359), R. P. Bangladesh (156).

Problematiche suscitate dai flussi migratori
La comprensione e l’accettazione delle diversità è un processo lungo, complesso e a volte doloroso, comportante sempre una modificazione della propria identità.
La figura femminile, in particolare nei gruppi di religione musulmana o di etnia ROM, continua ad essere poco significativa. Quasi sempre, la donna è l’unico interlocutore per l’educazione dei figli, la gestione dei problemi sanitari ed igienici, la sussistenza quotidiana.
La scuola è l’istituzione all’interno della quale spesso si manifestano le difficoltà dei processi d’integrazione e di acculturazione; d’altro canto, è anche il luogo dove si possono costruire profonde dinamiche relazionali, elaborare i conflitti del gruppo di appartenenza, coinvolgere le risorse umane del territorio.
La crescente presenza di stranieri nelle scuole implica notevole impegno per l’organizzazione dell’accoglienza, della didattica, dell’integrazione sociale e culturale.
Il lavoro e della casa continuano ad essere le principali punti critici per la popolazione immigrata. La ricerca e l’offerta della casa e del lavoro variano a seconda che lo straniero sia in transito verso altre destinazioni o voglia tornare al suo Paese d’origine.
È da rilevare anche una certa difficoltà di approccio ai Servizi sanitari, soprattutto degli immigrati di religione e cultura musulmana e di quelli balcanici di etnia ROM.

L’offerta di servizi
L’offerta di servizi per lo straniero riguarda sia il settore pubblico che privato (associazioni).
In particolare, i servizi pubblici sono erogati dai Comuni e dall’A.S.S.L., e comprendono, tra le altre: attività di informazione, formazione, orientamento e promozione sociale, volti ad attivare sinergie tra i medesimi Enti pubblici e il Terzo Settore; la facilitazione dell’integrazione sociale e culturale; assicurare modalità di fruizione dei Servizi sanitari meno sospettose e problematiche.
Per quanto riguarda i servizi religiosi sono attivati nel territorio i seguenti luoghi di culto:
Noventa, per i nigeriani; Oratorio, per gli ucraini di rito greco-cattolico; Fossalta, per i rumeni cattolici romani; Piccolo Rifugio, per i rumeni ortodossi.
Esiste poi l’attività di diverse associazioni, che forniscono aiuto a persone emarginate e agli immigrati: Gruppo Caritas Parrocchiale; Conferenza S. Vincenzo De’ Paoli; MASCI; Ufficio per gli Immigrati delle ACLI; Comitato per l’immigrazione del Veneto Orientale; Mani Tese; Centro d’ascolto; Croce Rossa Italiana; Sindacati CGIL e CISL.
San Donà, in cinque anni, a partire dal 2000, ha registrato un numero di persone immigrate da altri Comuni di oltre 5.500 unità, sicché a fine 2005 si contavano oltre 38.600 abitanti, divenendo il terzo centro della Provincia di Venezia, dopo il capoluogo e Chioggia. Di questi, il 7 % sono immigrati stranieri.
Al primo semestre del 2007, in una popolazione di 39.537, la percentuale degli stranieri è dell’8%.

Inutili polemiche su sicurezza e immigrazione.

“Da tempo si afferma, ad ogni livello, che l’immigrazione non va subìta, ma va governata per- chè è un’opportunità per il nostro Paese e non deve diventare motivo di contrapposizione, paura, propaganda e tanto meno scontro politico e sociale.
Da qualche tempo pare invece che si stia creando fra la gente un clima di allarmismo e di paura nei confronti delle persone straniere che abitano in mezzo a noi e che vengono considerate diverse. I tanti immigrati laboriosi, onesti e portatori di nuove identità, si sentono minacciati da dette notizie e anche loro avanzano il diritto alla sicurezza e desiderano vivere in una società giusta, pacifica e solidale.
Questo è possibile se ci si adopera per: mettere in sinergia le nostre Amministrazioni Comunali con le forze sociali, valutare l’iportanza dell’associazionismo degli immigrati stranieri, pensare insieme alle diverse associazioni iniziative di promozione che valorizzino la nostra tradizione nel rispetto delle altre, adoperarsi unitariamente per un progetto di società plurale che abbia al centro l’educazione alla convivenza. Sono modalità non certo facili e non dagli effetti immediati, ma im-prontate soprattutto a prevenire il disordine morale e civile, per difendere i principi e i valori della convivenza interculturale e per non inasprire la violenza e le paure.”
Con questa presa di posizione, il Comitato del Veneto Orientale per l’Immigrazione, riunito in assemblea straordinaria il 30 novembre 2007, ha inteso rifiutare le polemiche create da notizie allarmistiche riguardanti persone straniere e associazioni di volontariato che si occupano di immigrazione.