Suor Maria Rosa Pellizzaro

Sono trascorsi 25 anni da quando suor Maria Rosa Pellizzaro ha offerto disponibilità per l’apostolato missionario nel grande Brasile. Aabbiamo così approfittato per farci raccontare la sua esperienza in occasione del suo rientro in Italia dei mesi scorsi.

Suor Pellizzaro (cugina di p. Siro) appartiene all’ordine delle Suore di Maria Bambina, che ha conosciuto da fanciulla quando frequentava l’asilo di San Donà, dove si teneva l’oratorio festivo per ragazze. In particolare, si ricorda di suor Giuseppina, che le dava da leggere dei giornaletti figurati sulle avventure reali dei missionari e il cui esempio le fece maturare la vocazione religiosa.
Alle scuole elementari di Fiorentina, dove viveva la famiglia (sono 6 fratelli, di cui 4 femmine), Maria Rosa era nella stessa classe di altri nostri missionari: p. Sergio Sorgon, p. Giancarlo Zanutto e p. Gino Sorgon. La maestra Marì Roma, evidentemente, non offrì loro solo formazione scolastica…
Sui dodici anni, quando era già catechista dalle suore dell’asilo, Maria Rosa maturò la vocazione religiosa; nel 1958, a quasi vent’anni, partì per il noviziato di Onè di Fonte con la benedizione dei genitori: “Che sia una scelta per sempre…” la esortò il papà.
Nel successivo periodo alla casa madre di Milano, presentò la domanda per le missioni e intanto frequentava la scuola per infermiere dell’Istituto Sacro Cuore, per diplomarsi capo sala tre anni dopo. Le sue prime esperienze d’infermiera furono dapprima all’ospedale di Feltre, per quattro anni, e poi a San Donà, nei reparti otorino e oculistica. Questa destinazione le creò un po’ di tensione interiore, poiché voleva essere missionaria ad gentes e, invece, era praticamente di nuovo… a casa!
Trascorsi quattro anni, suor Pellizzaro fu destinata all’ospedale di Castelfranco, dove rimase un po’ di tempo, per ritornare poi nuovamente nel reparto oculistica di San Donà.
Finalmente nel 1979, a fine estate,  arrivò il “momento destinato da Dio”: suor Maria Rosa ricevette la telefonata della madre provinciale, che le chiedeva se fosse ancora disponibile per le missioni. Lei domandò un po’ di tempo per pensarci, così trascorse alcuni giorni intensificando la preghiera, invocando la volontà di Dio. Il momento era particolare, poiché il papà era morto da un anno, la mamma era sola e lei aveva già quarant’anni; ma una serenità interiore la spinse a dire il suo sì: erano passati vent’anni dalla richiesta di es-sere missionaria!
Dopo i saluti alla Parrocchia di Pio X (presso cui lavorava come catechista), partì per il Brasile, dove giunse il 30 dicembre del 1979. La prima destinazione fu l’Ospedale missionario di Macapà, nello Stato di Amapà, dove il Rio delle Amazzoni si getta nell’oceano. Suor Pellizzaro ricevette l’incarico di capo sala, responsabile del reparto di medicina femminile.
Fu il Dott. Marcello Candia a chiedere la presenza di un’altra suora in questo ospedale, fatto costruire da lui. L’ospedale di Macapà, destinato per i poveri dell’interno del Paese, fu donato ai padri Camilliani i quali, assieme alle suore e ai volontari laici, costituivano quella piccola comunità, di cui fece parte anche suor Maria Rosa, voluta proprio da quella grande figura di cristiano che fu Candia. Egli stesso ci teneva si ritrovassero insieme anche per dei momenti di distensione, che trascorrevano spesso interpretando canti popolari di montagna. Una volta al mese, poi, vivevano una giornata su un barcone, lungo il Rio delle Amazzoni, celebrandovi la S. Messa. Suor Maria Rosa ricorda come Marcello Candia ci teneva a fare da chierichetto e rimaneva sempre un bel po’ di tempo dopo la Comunione in preghiera di ringraziamento…
La successiva destinazione della nostra missionaria fu la città di San Paolo, in un ospedale governativo, in cui lavorava personale laico e religioso. In quel periodo riusciva ad incontrarsi in qualche occasione con un altro nostro concittadino che opera lì, p. Gino Sorgon.
Dopo quattro anni, l’obbedienza la destinò nuovamente a Macapà, questa volta in un collegio-scuola. La suora lavorò per la pastorale sociale, seguendo le mamme finché i loro figli compivano sei anni. In questa opera collaborò ancora con volontari laici, persone semplici, ma appassionate. L’effetto positivo evidente di tale pastorale, particolarmente attiva in un po’ tutto il Brasile, è la diminuzione della mortalità infantile.
Trascorsi quattro anni arrivò per suor Pellizzaro la sua attuale destinazione di Rio Claro (Stato di San Paolo), cittadina nel mezzo di grandi piantagioni di canna da zucchero. Lì lavora in una delle quattro cappelle succursali della Parrocchia di Santa Cruz, affidata ai padri Stimmatini, nella periferia urbana. Suor Maria Rosa prepara alla Cresima i giovani ed anche qualche adulto. Un’altra opera, che sta tentando con i locali gruppi di riflessione biblica, è quella di catechizzare le famiglie. Infatti, sono molto vivi i problema delle sette religiose, che sviano molti cattolici; inoltre, divaga l’indifferenza religiosa. La sua comunità è costituita da sette suore, che vivono in una casa destinata ad accogliere le suore anziane del Brasile. Da poco è arrivata una religiosa italiana di 93 anni, che fu tra le prime ad arrivare, a fine anni ’40.
Le Suore di Maria Bambina sono presenti in varie nazioni: India, Giappone, Birmania, Brasile, Argentina, Perù, Stati Uniti e in Africa. Le due co-fondatrici, Santa Bartolomea Capitanio e Santa Vincenza Gerosa, nel 1832 avviarono questo carisma religioso: “Seguire Cristo Redentore attraverso le opere di  misericordia”.