Suore di carità in cammino con la chiesa

Un momento di Ago e filo a Casa SarettaNoi, suore di carità, cosiddette “suore di Maria Bambina” apparteniamo ad un Istituto fondato a Lovere, una cittadina del bergamasco situata sul lago d’Iseo, il 21 novembre del 1832, da Bartolomea Capitanio e Caterina Gerosa, incoraggiate e sostenute dal sacerdote loverese, don Angelo Bosio.
Portatrice del carisma è la giovane Bartolomea, morta dopo soli pochi mesi dalla fondazione, a 26 anni di età. Dopo la sua morte l’opera, appena iniziata, continuò con Caterina Gerosa, la quale, nella vita religiosa, prese il nome di suor Vincenza. Le due sante, Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, furono canonizzate insieme nel 1950 da papa Pio XII.
Il carisma che lo Spirito Santo ha suscitato nel cuore della giovane Bartolomea è la carità di Gesù Redentore che dona la sua vita per dare vita ad ogni uomo. Tale dono Bartolomea lo ha ricevuto contemplando a lungo il Crocifisso, suprema rivelazione dell’amore di Dio per ogni uomo. Dio Carità che si è rivelato nel suo unico Figlio, Gesù Cristo, continua a manifestarsi, nel tempo, attraverso la vita dei cristiani.

Nella Chiesa ci sono diversi modi di vivere la vita cristiana: la vita religiosa è una delle modalità, caratterizzata dalla vita fraterna e dalla professione dei consigli evangelici.
Per noi, suore di carità, i vari aspetti della vita religiosa (preghiera, vita fraterna, consigli evangelici e servizio apostolico) hanno come obiettivo il rendere visibile il volto di Dio – Carità che, in Gesù Redentore, in obbedienza al Padre, ha donato la sua vita per liberare gli uomini dal peccato e dalla morte.
Una giovane che abbraccia la vita religiosa non ha sempre chiaro ciò che comporta la sua scelta. Ad esempio, quando io mi sono fatta suora, avevo chiare poche cose, ma erano, secondo me, fondamentali: il desiderio di donarmi totalmente al Signore, in risposta al suo grande amore che avevo sperimentato nella mia vita, e il sentirmi naturalmente portata ad aiutare il prossimo, specialmente il più bisognoso.
E’ seguito poi, nel tempo, un continuo cammino di approfondimento del carisma di cui ero partecipe, cammino di formazione sostenuto dal grande impegno, sempre messo in atto, dalla mia famiglia religiosa. Ogni sei anni, la mia famiglia religiosa fa il punto della situazione spirituale e apostolica dei suoi membri attraverso la celebrazione di un capitolo generale. Ogni comunità e nella comunità ogni suora è coinvolta nella verifica e nella riflessione progettuale tenendo presente il contesto socio-ecclesiale in cui si opera.
Dall’ultimo capitolo generale che si è celebrato nel mese di giugno del 2011, è uscito un documento programmatico che contiene gli orientamenti per il cammino formativo del prossimo sessennio. I contenuti vengono presentati e approfonditi a tutte le suore attraverso incontri e iniziative formative promosse a vari livelli. In questi giorni, riflettendo sul titolo e sui contenuti del nostro documento e su quelli della recente lettera pastorale del nostro vescovo, ho trovato, con gioiosa sorpresa, delle inaspettate condordanze.
Al n. 30 della sua lettera il vescovo spiega la ragione della scelta del titolo: Una meraviglia ai nostri occhi (Mt 21,42). “La fede – dice il vescovo – non perviene alla maturità …se non è fatta anche di stupore, di meraviglia, di incanto…. di fronte a Dio e alla sua opera, sapendo che la sua opera più grande è Gesù, il Figlio che il Padre ha donato al mondo “perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”(Gv 3,17).
La spiegazione del vescovo vale anche per il titolo del nostro documento: Salvate da Gesù Redentore “per la salute del mondo”. Il nostro documento infatti traccia un itinerario formativo che sollecita comunità e singole a mettere in atto un processo di conversione quotidiana la quale consiste nel tornare sempre di nuovo a ciò che è accaduto nella nostra vita, cioè nel ricordare che Dio, in Gesù Redentore, si è fatto vicino, si è chinato su di noi: ci ha salvate… Tutto nella nostra esistenza è frutto della iniziativa gratuita e misericordiosa di Dio….
“Questo evento di grazia di cui siamo debitrici – scrive la nostra madre generale nella presentazione del documento – va costantemente riconosciuto, accolto e approfondito dentro le vicissitudini quotidiane … Rendersene consapevoli e aderirvi ci per mette di riscoprire l’intima bellezza dell’essere chiamate a portare la buona notizia del Vangelo all’uomo di oggi”. Quanto dice la nostra madre lo dice pure il nostro vescovo con altre parole: “La fede… è custodia della memoria viva di Gesù nel mutare delle situazioni della propria esistenza, è capacità di immettere il Vangelo nelle vicende diverse che intessono il vivere quotidiano.
Tutto ciò comporta che essa, nelle varie stagioni e circostanze della vita, sia ricompresa, rimotivata, riassunta” (cf. n.24). E’ a partire da questa esperienza che anche l’educare diviene un’esperienza gioiosa… L’educazione cristiana è essenzialmente la condivisione dello stupore, della meraviglia sperimentata nel sentirci chiamati da Dio e resi suoi interlocutori, destinatari del suo amore” (cf. n.28 -29).
Il rilevare queste ed altre significative concordanze presenti nei due documenti conferma in me la certezza che è davvero lo Spirito Santo a guidare la Chiesa, a suggerire a noi cristiani un modo nuovo di vivere la fede nell’odierno contesto culturale e relazionale, a “ritrovare un Dio che ama presentarsi a noi più attraverso la forma e l’esperienza della gratuità, della libertà e dell’amore che attraverso quella della necessità e dell’evidenza. Non un Dio che ci si impone, ma un Dio che ci stupisce” (cf. n.19). Infine non posso nascondere la mia gioia nel constatare come la mia famiglia religiosa, parte viva della Chiesa, cammini in profonda sintonia con essa, mettendo a frutto il dono della carità ricevuto gratuitamente dal Signore per contribuire, per quel poco che le è possibile, alla realizzazione della sua missione.
Suor Reginalda