Un mare di morti e le nostre coscienze

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd">

fonte: diocesi di Treviso

Riflessione del direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, don Bruno Baratto.

"Novecento (forse). E altri novecentocinquanta dall'inizio dell'anno. Numeri di morti. Che cancellano volti storie vite": è l'inizio della riflessione che don Bruno Baratto, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, propone in prima pagina della Vita del popolo. Il settimanale diocesano di domenica 26 aprile, infatti, dedica la copertina ed ampio spazio all'interno alla drammatica vicenda dell'ultimo naufragio nel canale di Sicilia, che ha causato quasi 900 morti.

"Sembra che solo i numeri, lanciati a superare l'ultimo record, riescano a bucare lo schermo, la prima pagina - prosegue Baratto -. Per quanti giorni? Numeri a spanne, spesso per difetto. Meno male che il mare li inghiotte - dirà qualcuno -, risparmiando la catasta, permettendo un rapido repulisti. Chi userà questi numeri? E per farne che cosa? (qualcuno imperversando in facebook già lamenta che sono ancora troppo pochi).

Fermarli prima che partano...

Leggi il seguito

Intervento dei direttori degli Uffici Migrantes del Triveneto

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd">

«Stupore» e «dissenso per il linguaggio usato in questi giorni da personaggi che rivestono un ruolo pubblico», e l'invito «a ricordare l'appello di Papa Francesco al rispetto e alla responsabilità verso i migranti che, proprio nella stagione estiva, arriveranno ancora sulle coste italiane''.

A esprimerli sono i direttori degli Uffici Migrantes della Conferenza Episcopale Triveneto e il vescovo delegato monsignor Adriano Tessarollo.

fonte: Diocesi di Treviso

Dov'è tuo fratello?

I Direttori degli Uffici "Migrantes" della Conferenza Episcopale Triveneto esprimono netto dissenso e stupore per il linguaggio che in questi giorni hanno usato personaggi che rivestono un ruolo pubblico: parliamo del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli e dell'assessore ai flussi migratori della Regione Veneto Daniele Stival.

Il rispetto della persona, crediamo, sia richiesto e dovuto a tutti: denigrare chi riveste un ruolo istituzionale, perché non è di proprio gradimento o perché non è sulla stessa linea politica o perché ha un altro colore della pelle, squalifica semplicemente l'autore di quelle poco intelligenti e grossolane battute, tanto più poi se per non perdere il posto, entrambi sono ricorsi a scuse tanto poco convincenti.

Leggi il seguito

Immigrati, cioè criminali?

immigrazioneNon molto più degli italiani.
Un articolo di Avvenire del 7 ottobre 2009 riferisce di un’indagine della Caritas-Migrantes dalla quale risulta che “gli stranieri che delinquono, pur con condizioni sociali e normative sfavorevoli, sono l’1,24% del totale, mentre gli italiani lo sono un pò meno, 0,75%”. Risulta inoltre che la maggior parte dei denunciati sono tra gli irregolari e i

Leggi il seguito

Federico Schiavon, salesiano sandonatese, prete zingaro tra le baracche dei Rom

don Federico Schiavon, salesiano, 52 anni, veneto di San Donà di Piave...
La sua roulotte la identifichi subito dall'enorme bandiera del Tibet piantata lì vicino. Per il resto la sua "casa" è assolutamente simile alle altre. Unico indizio: una piccola croce gialla a fianco alla porta, ma poca cosa rispetto alle decine di statuette della Madonna e di Padre Pio che fanno da poveri capitelli tra caravan e caravan.
«Siamo degli ospiti qui dentro, perciò bisogna entrare con discrezione, senza pensare di avere la verità in tasca, e giudicare o voler cambiare loro la vita. Se entri con questo spirito, senza arroganza poi, forse, riesci a rimanerci», premette subito don Federico, per farci capire che i "gagi" (che nella cultura rom vuol dire i "non zingari") qui sono bene accolti, basta ovviamente che non pretendano di comandare in casa altrui. Via Monte Sei Busi numero 11: per chi abita a Udine significa campo rom, anzi "Villaggio metallico", come venne soprannominato questo campo nomadi a causa delle vecchie baracche di metallo edificate alla fine della guerra dagli inglesi.
Leggi il seguito