1944-2014 – 70 anni fa la guerra da noi (parte 2)

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1- La lapide commemorativa in Calle dei Tredici Martiri a VeneziaL'eccidio dei partigiani sandonatesi a Venezia: i 13 Martiri

Riprendiamo la memoria – dolorosa – delle vicende del penultimo anno di guerra, quel 1944 in cui anche San Donà fu suo malgrado protagonista.
L'avvenimento che si vuol ricordare avvenne il 28 luglio, stesso giorno in cui 30 anni prima iniziò l'"inutile strage" - così definita da Papa Benedetto XV - della prima guerra mondiale.

Alle 9 e 5 del 26 luglio 1944 il boato causato da una violenta esplosione viene sentito quasi tutta Venezia: una bomba, fatta arrivare in un baule da partigiani locali, distrugge un'intera ala di Palazzo Giustinian (sede del comando provinciale della Guardia nazionale repubblicana e della polizia segreta fascista), causando 11 vittime.
Su quelle rovine, due giorni dopo, il 28 luglio, alle 5 del mattino, 13 uomini vengono trucidati: cinque di loro hanno dai 18 ai 22 anni. Sono quei partigiani, martiri della libertà, che danno il nome ad una Calle di Venezia, alla Via principale e ad altrettante Vie di San Donà di Piave (ed anche alla strada principale di Musile e al monumento davanti al Municipio di Ceggia)... e che nulla hanno a che fare con l'attentato dinamitardo, poiché in prigione.

Chi sono i Tredici Martiri
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1944-2014 – 70 anni fa la guerra da noi (parte 1)

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La lapide sull'ex casa del custode delle Scuole R. OnorRicorre quest'anno il settantesimo anniversario di quel 1944 in cui la guerra arrivò in modo drammatico e "diretto" anche nella nostra comunità. Ripercorriamo alcuni di quei drammatici avvenimenti, con la convinzione che la memoria fa riflettere, aiuta a valutare gli errori, in molti casi fa anche essere riconoscenti e certamente insegna a non dare per scontato il presente.

I primi anni di guerra

Il primo settembre 1939 le truppe tedesche invadono la Polonia, dando inizio di fatto alla seconda guerra mondiale. Per gli almeno mille soldati sandonatesi richiamati ai primi di settembre 1939 e per i loro familiari, il parroco Saretta celebra due messe il 10 e 11 di quello stesso mese.

Dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 (anche a San Donà "qualche esaltato, contagiato dalla martellante propaganda del regime, aveva sovrapposto la sua voce concitata nell'urlo ripetuto: Bene, bene!"), a San Donà la guerra si vive "indirettamente" con le partenze dei soldati per la Grecia, l'Africa, la Russia... e con le loro lettere anche dalla prigionia.

Comincia a riaprirsi "il dramma di una città che doveva ancora riprendersi completamente dalla distruzione del primo conflitto."
Intanto nel 1942, con decreto reale del 31 maggio, San Donà di Piave riceve il titolo di "Città".
Dopo l'incarcerazione di Mussolini del luglio 1943, l'8 settembre il maresciallo Badoglio è costretto a proclamare l'armistizio con gli alleati, già firmato cinque giorni prima.

Il 23 settembre 1943 Mussolini fonda la Repubblica Sociale Italiana (di Salò).

Il 24 settembre 1943, festa della Madonna del Colera, praticamente tutta la comunità di San Donà è radunata nel cortile dell'Oratorio assieme al suo parroco Saretta e al Vescovo Mantiero per pronunciare il voto solenne all'Ausiliatrice di costruirle in quel posto (in cui erano già state gettate le fondamenta) un tempio votivo, se avesse risparmiato dalla distruzione della guerra la città e l'Oratorio: "la povera gente non si stancò di sgranare il rosario e di chiedere la Sua intercessione".

Intanto San Donà è militarizzata. I tedeschi e le camicie nere occupano vari luoghi strategici della cittadina (villa De Faveri, villa Amelia, le scuole elementari, l'Oratorio...), si indice il coprifuoco e il cielo comincia ad essere solcato dai sinistri motori degli aeroplani anglo-americani...

Estate 1944. Gli alleati cominciano a bombardare San Donà

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