Le Discepole del Vangelo ricordano i loro primi 40 anni

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fonte: Diocesi di Treviso

Una comunità risiede anche nella nostra città di San Donà di Piave.

Domenica 15 settembre a Castelfranco la celebrazione presieduta dal Vescovo

Nel 40° anniversario della loro fondazione, la Comunità delle Discepole del Vangelo ricorderà il cammino finora percorso durante un pomeriggio di preghiera e testimonianze, con la messa presieduta dal Vescovo. L'appuntamento è per domenica 15 settembre alle ore 15, a Castelfranco, nella Fraternità principale (via Poisolo 34/b); si inizierà con una serie di testimonianze di amici della fratenità, cui seguirà la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo, mons. Gianfranco Agostino Gardin. Seguirà un momento conviviale e fraterno. Info: 0423724856, segreteriadiscepole@tiscali.it.

La fraternità delle Discepole del Vangelo è nata nel 1973 da un gruppo di suore desiderose di vivere la vita religiosa in modo autentico, conformemente al Vangelo e alleindicazioni del Concilio Vaticano II.

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35° anniversario dell’elezione di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I

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Albino Luciani, PapaDa Vescovo e Patriarca fu anche a San Donà.

"Il 26 agosto, dopo un rapidissimo conclave — due giorni e quattro votazioni — venne eletto Papa il patriarca di Venezia, che prese il nome di Giovanni Paolo I: Albino Luciani, «Papa del sorriso», «Papa umile», «Papa catechista», «Papa parroco del mondo», «sorriso di Dio». Il 17 ottobre 1978 avrebbe compiuto 66 anni, ma non festeggiò quel compleanno. Il suo pontificato durò appena 33 giorni. All'alba del 28 settembre il nuovo Pontefice fu trovato esanime nella sua camera da letto." (Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace).

Da Vescovo di Vittorio Veneto, prima, e poi da Patriarca di Venezia egli visitò anche San Donà di Piave...

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Parole chiave del Concilio: Democrazia

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fonte: Vita Pastorale

di Severino Dianich

Ricalibrare i rapporti tra Chiesa e Stato in maniera coerente con lo spirito e la lettera del Concilio, che ha voluto rendere la Chiesa libera da ogni legame con il potere, è un compito non perfettamente attuato, almeno in Italia.

parole chiave del Concilio: democraziaAccingendomi a studiare dal punto di vista teologico il problema dei rapporti della Chiesa con la società civile in un regime di laicità dello Stato, e scorrendo i documenti conciliari, ho osservato, con un certo stupore, che il termine "democrazia" non vi compare mai. Molte cose vi si dicono sul necessario rispetto della dignità e della libertà della persona umana, ma – mi sono chiesto – come mai non si parla direttamente di democrazia? Bisognerebbe fare un'indagine sugli Acta synodalia per appurare i percorsi della redazione dei testi. Non potendolo fare, però, è facile immaginare le ragioni, a partire dal contesto storico sia esterno che interno alla Chiesa, che hanno dissuaso i Padri conciliari dall'esprimersi con questo termine.

Al tempo del Concilio, infatti, sovrabbondavano nel mondo nazioni governate da crudeli dittature, che si ammantavano del nobile nome di repubblica popolare o repubblica democratica. Basti ricordare la Ddr, la repubblica democratica tedesca, che nel 1961, quando il Concilio stava per iniziare, a Berlino costruiva il muro e dichiarava delitto contro lo Stato, punibile con la morte, l'attraversamento del confine, mentre l'ateismo di Stato veniva imposto come la piattaforma di tutto il sistema educativo. Ce n'era abbastanza per diffidare del termine.

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“Dov’è l’altra metà della Chiesa?” Una donna al Concilio: Alda Miceli

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C'era voluta l'osservazione del cardinale di Bruxelles, Léon-Joseph Suenens, perché le donne facessero il loro ingresso al Vaticano II. Il padre conciliare, rivolgendosi agli altri 2.500 vescovi, aveva esclamato: «Dov'è l'altra metà della Chiesa?». Sarà poi all'inizio della terza sessione del Concilio, martedì 8 settembre 1964, che Paolo VI annuncerà ufficialmente la presenza di uditrici al Concilio. Il 25 dello stesso mese la francese Marie-Louise Monnet entra per prima in aula.

Tra il 1964 e il 1965, sono state 23 le donne che hanno partecipato come uditrici alle ultime due sessioni conciliari: 10 religiose e 13 laiche, provenienti da 14 nazioni. 

Alda Miceli, a sinistra fonte: http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/L-altra-meta-del-ConcilioI nomi. Uditrici religiose: Mary Luke Tobin (USA), Marie de la Croix Khouzam (Egitto), Marie Henriette Ghanem (Libano), Sabin de Valon (Francia), Juliana Thomas (Germania), Suzanne Guillemin (Francia), Cristina Estrada (Spagna), Costantina Baldinucci (Italia), Claudia Fiddish (USA), Jerome M. Chimy (Canada). Uditrici laiche: Pilar Belosillo (Spagna), Rosemary Goldie (Australia), Marie-Louise Monnet (Francia), Amalia Dematteis vedova Cordero Lanza di Montezemolo (Italia), Ida Marenghi Miceli vedova Grillo (Italia), Alda Miceli (Italia), Luz Marìa Lngoria (Messico), Margarita Moyano Llerena (Argentina), Gertrud Ehrle (Germania), Hedwing von Skoda (Cecoslovacchia-Svizzera), Catherine McCarty (USA). L'olandese Anne Marie Roeloffzen e l'uruguaiana Gladys Parentelli sono tutt'ora viventi.

Tra queste le più conosciute sono l'australiana Rosemary Goldie, segretaria esecutiva del Comitato permanente dei congressi internazionali per l'apostolato dei laici e l'italiana Alda Miceli tra le figure più rappresentative del laicato cattolico del Novecento, presidente del Centro italiano femminile (CIF).

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Parole chiave del Concilio: l’omelia

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd"> di Severino Dianich

Il termine "omelia" che sta avendo fortuna nel magistero papale, in realtà non faceva parte del linguaggio cattolico prima del Vaticano II. Si usava la parola "predica". È stato il Concilio a rimettere in onore il termine classico "omelia".


Agli inizi di questo nuovo pontificato stiamo assistendo a un fatto straordinario: se sfogliamo le pagine de L'Osservatore Romano, possiamo notare che in gran parte sono occupate dalle omelie della celebrazione eucaristica quotidiana del Papa, più che da discorsi programmatici, encicliche o documenti. Non saprei dire, naturalmente, se si tratta di una precisa idea di Papa Francesco, di voler dare al suo magistero soprattutto la forma dell'omelia. Ma il fatto risveglia la prospettiva di un magistero papale, meno impostato giuridicamente e moralisticamente e più chiaramente scaturito dalla meditazione della parola di Dio all'interno dell'azione liturgica.

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Il ruolo delle Donne nella Chiesa

Il ruolo delle Donne nella Chiesa“IL RUOLO DELLA DONNA NELLA CHIESA A 50 ANNI DAL CONCILIO VATICANO II: SFIDE E OPPORTUNITÀ”

 Domenica 19 maggio abbiamo passato mezza giornata ad ascoltare testimonianze, approfondimenti e scambi di esperienze vissute.

Ci ha guidati la prof. Anna Grisanti da Treviso, madre di famiglia, insegnante di religione e biblista.

Il ruolo delle Donne nella ChiesaIl ruolo delle Donne nella ChiesaScarica alcune testimonianze di fede della nostra città clicca qui 

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Giuseppe Dossetti. Centenario di un politico cristiano.

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fonte: Vita Pastorale

di Enrico Galavotti

Giuseppe Dossetti e Giorgio La PiraFin da giovane svolse attività di animatore e catechista. Frequentò l'Università cattolica e allacciò rapporti con Agostino Gemelli, Lazzati, De Gasperi, La Pira... Tramite i suoi contatti con vescovi e teologi influenzò i lavori del Vaticano II.

Era nato il 13 febbraio 1913 a Genova, città in cui il padre faceva il farmacista. La famiglia si era trasferita subito dopo a Cavriago (Re) e qui Giuseppe aveva frequentato le scuole elementari e ricevuto la prima istruzione religiosa. Era cresciuto in un clima segnato dal forte contrasto tra i ceti liberali e cattolici e il Partito socialista, che nel reggiano stava conquistando il consenso e il governo di molti comuni. Il piccolo Giuseppe, ispirato dall'esempio della madre, attiva nella Conferenza di San Vincenzo, aveva iniziato a maturare una forte sensibilità verso il problema della povertà, condizione comune a molti suoi amici e conoscenti.

Gli anni della formazione

Negli anni di frequenza dell'università a Bologna, dove studiava giurisprudenza, aveva quindi approfondito la conoscenza di monsignor Leone Tondelli, che lo aveva introdotto allo studio della Bibbia, e di don Dino Torreggiani, che lo aveva invece impegnato nelle attività dell'oratorio di San Rocco a Reggio Emilia: una struttura che accoglieva ogni giorno centinaia di giovani, per lo più provenienti dalle classi più povere e disagiate della città, dove Dossetti svolgeva le funzioni di animatore e catechista.

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Le donne e la teologia. Un frutto del Vaticano II

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Fonte: Ricerca

Le Donne e il Conciliodi Cettina Militello*

Solo chi ha vissuto il passaggio del Vaticano II è davvero in grado di attestare di quanto è cambiata la comprensione dell'essere donna nella Chiesa. Dell'esser donna e dell'esser laici. Le due cose sono inseparabili. Ebbene, si è trattato di un passaggio certo non repentino. Le donne avevano voglia di esserci e di contare già da più di un secolo. E stabilisco questo termine, per comodità, ovviamente, senza dimenticare che di "femminismi" la cultura cristiana ne ha vissuti diversi. E' però con la campagna antischiavista, cordialmente fatta propria dalle donne nord-americane, che le stesse si sono avvertite ai margini della società e delle Chiese. Da qui un percorso complesso che ha contagiato il vecchio continente e che, di fatto, è stato ininterrotto, malgrado i tentativi frequenti d'imporre frenate brusche e/o definitive.

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Testimoni del Concilio: Rosemary Goldie

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fonte: Ricerca

Rosemary Goldie di Cettina Militello*

Non sono state molte le donne uditrici. Poco più di venti, 13 le laiche, approdarono per ultime nell'aula conciliare. Non che la loro mancanza fosse stata notata. Solo tre o quattro Padri ne registrarono l'assenza e, ciascuno alla propria maniera, ne chiesero l'apporto e la presenza. Tuttavia, quando si trattò di far spazio ai laici, ai viri laici, paradossalmente le donne ebbero la loro parte. Tra di esse una in particolare, Rosemary Goldie, allora impegnata nella segreteria Copecial, il Comitato permanente per i congressi internazionali dell'apostolato dei laici.

Piccola, minuta e tuttavia battagliera veniva da lontano. Era, infatti, nata a Sidney il 2 febbraio del 1916. Motivi di studio l'avevano portata in Europa negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale. Alla Sorbona era stata allieva di Jacques Maritain. In questo primo soggiorno parigino era venuta in contatto con il Grail e con Pax Christi Romana. Ritornata in Australia, negli anni della guerra, aveva promosso la nascita a livello locale di entrambe le associazioni. Di nuovo a Parigi, per conseguirvi un dottorato in letteratura francese, mai portato a termine, lavorando sei anni per Pax Christi. Nell'ottobre del 1952 il suo arrivo a Roma come membro del Copecial. Aveva partecipato al primo congresso l'anno precedente ed ora, assieme ad altri, avrebbe lavorato alla preparazione del secondo, quello del 1957, una sorta di assise generale dell'intellighentia laicale, in molti aspetti anticipatrice, nei relatori e nei temi, della stagione ormai prossima del Vaticano II. Sono di questo periodo i rapporti con Vittorino Veronese, poi direttore generale dell'Unesco, con il futuro card. Joseph Cardjin, con il futuro papa Montini.

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Le Donne e il Concilio – Dal Convegno teologico Internazionale

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fonte: Vita Pastorale

Capaci di assumere il passato e preparare il futuro
di Marinella Perroni

Nella vita della Chiesa ormai le donne sono entrate a tutti i livelli, soprattutto "magisteriali", senza rivoluzioni o piagnistei. In tal senso il Convegno è stato un atto di coraggio: non una lettura "particolare", ma sicuramente un punto di vista prospettico privilegiato.

Rachele Lo Piano ha immaginato così le uditrici del Concilio, durante il Convegno delle teologhe a Roma. Titolo: 1962-2012. Alle 23 uditrici al Vaticano II: grazie!Una grande soddisfazione: questo il sentimento palpabile che ci trasmettevamo l'un l'altra la sera del 6 ottobre, durante la cena di arrivederci con cui chiudevamo il Convegno teologico internazionale che aveva visto come protagonisti 250 teologhe e teologi provenienti da 23 Paesi del mondo. D'altra parte, la prima parola che ha aperto i lavori, il pomeriggio del 4 ottobre, e l'ultima che li ha chiusi, la mattina del 6, è stata, nelle tre lingue del convegno: «Grazie-graciasthanks ». Se abbiamo potuto fare quel piccolo-grande miracolo, lo dobbiamo a molti che, in modi diversi, lo hanno reso possibile. C'è di più, però.

Un debito di gratitudine

Un breve video ha dato inizio al nostro Convegno. Immagini ormai canoniche, ma solo in parte. In quei giorni tutte le televisioni hanno infatti passato e ripassato filmati di repertorio che rimandavano a "quel giorno" in cui il Concilio ha avuto inizio: l'interminabile processione di vescovi che entravano nella basilica di San Pietro, il luogo che li avrebbe visti riuniti nelle lunghe sessioni plenarie che hanno scandito i quattro anni dei lavori conciliari; un Papa "giovane" pur nella sua età avanzata, che veniva portato lungo la navata in sedia gestatoria, abbigliato ancora con tutti quegli orpelli che ad uno ad uno sarebbero caduti man mano che la Chiesa cattolica si andava liberando di antichi retaggi mondani; il discorso con cui Giovanni XXIII dava al Concilio un impulso di fiducia e di speranza che ha fatto rallegrare tutta la Chiesa e le ha fatto intraprendere quel cammino di "aggiornamento" che il suo Pastore aveva intravisto per lei con coraggiosa e tenace lungimiranza. Per quanto canonizzati dalla memoria storica, i primi minuti di quel filmato hanno fatto fremere all'unisono un'intera assemblea: le tante donne mature, che l'11 ottobre di cinquanta anni prima avevano potuto "sentire cum Ecclesia" sgretolarsi i muri di separazione e di ostilità e cominciare la grande avventura del dialogo tra cristiani, tra Chiese, tra tradizioni religiose e con il mondo, sentivano di trasmettere alle tante donne giovani che quel giorno ancora non erano nate l'eredità di una appartenenza ecclesiale maturata nella storia di questi 50 anni.
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Un sandonatese al Concilio Vaticano II

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd"> Mons. Pasini al Concilio
Mons. Fulgenzio (al secolo Ferdinando) Pasini, nato a San Donà il 1897 e morto a Gerusalemme nel 1985, fu uno dei Padri conciliari che a Roma parteciparono al Concilio Ecumenico iniziato da Giovanni XXIII e portato a termine da Paolo VI.
Il francescano mons. Pasini fu sacerdote e poi vescovo missionario in Cina, sino alla sua espulsione da parte del regime comunista agli inizi degli anni '50. Trascorse gli ultimi trent'anni della sua vita a Gerusalemme, firmandosi sempre nelle lettere "Vescovo di Sanyuan", la sua Diocesi cui rimase sempre legato spiritualmente pur in esilio.
Egli partecipò a tutte e quattro le sessioni del Concilio Vaticano II: 11 ottobre-8 dicembre 1962; 29 settembre-4 dicembre 1963; 14 settembre-21 novembre 1964; 14 settembre-8 dicembre 1965.
La foto di mons. Pasini assieme agli altri Vescovi nella Basilica di San Pietro fu scattata nella seconda sessione del Concilio, la prima per il nuovo Papa Paolo VI: era il 30 ottobre 1963 quando, in virtù del nuovo metodo proposto dai cardinali moderatori, si misero ai voti cinque punti...

I punti votati nella giornata del 30 ottobre 1963 (seconda sessione del Concilio)
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