Testimoni di speranza

Erano circa un centinaio i giovani delle principali associazioni cristiane del sandonatese (Azione cattolica, Amici Domenico Savio, scout Agesci e Fse, Cl) che hanno partecipato al tradizionale incontro di rete organizzato dalla Pastorale giovanile vicariale e che si è tenuto sabato 22 gennaio nella parrocchia di Passerella di Piave.  

Il tema, “Perché di…sperare”, suggerito da recenti fatti di cronaca, nazionale, ma anche locale (in particolare la serie di suicidi anche di giovani che ha sconvolto San Donà nel 2010), è stato affrontato attraverso l’ascolto di sei testimoni.

Intense testimonianze

Lucia Cereser, psicologa esperta in disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità), ha spiegato che “i disturbi alimentari non sono solo problemi del mondo patinato della moda, ma che sono più vicini di quanto si pensi. Il modo per superarli è ritornare a volersi bene e trovare il coraggio di stare giorno per giorno con altre persone, intessendo relazioni in ogni ambiente di vita, soprattutto a scuola”.

Susanna Paulon, coordinatrice del Piccolo Rifugio di San Donà di Piave, ha esordito dicendo che lavora in un posto che è spesso visto come un luogo di disperazione, mentre in realtà è un luogo di speranza. Non ha quindi parlato di sé ma ha riportato il significato della speranza per ospiti ed operatrici del centro, per i quali, ad esempio, la speranza sta nelle piccole cose, nella preghiera, nella certezza che ci è stata promessa un’altra vita.

Tarcisio Dametto, insegnante di religione cattolica presso l’Itc “Alberti” a San Donà di Piave, ha relazionato sulla sua esperienza con i ragazzi, affermando che “le fragilità che spesso li affliggono sono la mancanza di dialogo con la famiglia e con i coetanei, che spesso porta ad una vita solitaria che porta a sua volta ad una ricerca di contatti nel mondo virtuale”. Ha comunque sottolineato che sono comunque molti i ragazzi che hanno accettato di mettersi in gioco con il loro tempo e le loro capacità in progetti di volontariato.

Marco Bincoletto (alias clown ‘Bagigio’ dell’associazione Vip-onlus), ha raccontato come il semplice naso rosso dei Vip clown possa portare un sorriso a chi sta soffrendo in ospedale attraverso gesti semplici: “Per portare speranza non servono grandi gesti o molte parole, ma a volte la sola prossimità e sufficiente”.

Mauro Spadotto, operatore sociale presso il comune di Venezia, lavora con i tossicodipendenti. Ha puntato molto sul fatto di non giudicare la persona che si incontra. Questo tipo di relazione è necessaria per aprire al dialogo e dare, con il passare del tempo, la speranza di poter superare le difficoltà.

Infine, Richard Zanutto, da 6 anni nella fraternità del SerMiG (Servizio missionario giovani) a Torino, ha iniziato il suo intervento con un filmato di denuncia contro schiavitù, mercato delle armi, sfruttamento minori, disoccupazione, ecc… in cui ricorreva la frase “E Tu dove sei?” ad indicare che se vogliamo dare una speranza a questi mondi di disperazione è necessario agire in prima persona per cambiare le cose.  

Accolti nelle famiglie

Dopo le testimonianze, molto apprezzate da tutti i partecipanti, i giovani si sono divisi in gruppi e recati in diverse famiglie del luogo per interrogarsi su una delle sei testimonianze e in generale sulle disperazioni del nostro quotidiano, sulla nostra speranza e sulla sua origine.

Ci racconta Nicola: “Le famiglie ci hanno accolto con entusiasmo, e in alcuni casi hanno anche collaborato ai lavori di gruppo, dicendo che per loro siamo noi giovani la speranza”. “Tutto si è concluso con la cena condivisa – ci dice Alberto – in un clima davvero molto bello. L’impressione mia personale, ma credo sia condivisa da molti giovani, è sicuramente positiva. Oltre all’interesse del tema, è stato piacevole poter incontrare altre realtà associative osservando che la missione a cui siamo chiamati ci pone davanti a problemi e interrogativi simili”.

Don Matteo Volpato, assistente della pastorale giovanile per il vicariato di San Donà di Piave, da noi contattato, ci confida che “il desiderio del gruppo di coordinamento era mettere a tema un bisogno molto forte di speranza. A seguito dei tragici eventi dell’estate scorsa ci siamo interrogati sulla possibilità di far risuonare, come chiesa locale, un messaggio di fiducia e corresponsabilità. Il primo passo è stato fatto in autunno, lanciando via web una provocazione sul valore della vita. Quindi abbiamo approfondito il nostro intento organizzando questo sesto «incontro di rete». Abbiamo volutamente chiesto a dei «testimoni di speranza» che operano nel nostro territorio di provocarci: volevamo lanciare un segnale di fiducia nell’accogliere la propria fragilità non come condanna ma come opportunità”.

Renzo Rossetto