Tre riflessioni sulla nazione per i cattolici

L'AvvenireUn interessante riflessione di Giorgio Campanini* pubblicata nell’Avvenire del 18 febbraio 2011:  

Italia unita, festa di tutti laica e anche religiosa

 
“Sarà, quella del 17 marzo, una festa civile; ma sarà anche – dovrebbe essere! – una ‘festa religiosa’  […] soprattutto, per fare memoria degli antichi ‘steccati’ e per mettere in luce il loro definitivo superamento, grazie a una duplice maturazione: quella della coscienza civile e quella della stessa più avvertita coscienza ecclesiale. […] Mi sembra bello che il 17 marzo una solenne liturgia, per iniziativa della Conferenza espiscopale italiana, si faccia anche momento di riflessione su quell’avvenimento che a molti appare lontano, e rischia per questo di essere una semplice occasione per l’esercizio delle consuete retoriche celebrative.
E credo che sarebbe importante se nelle realtà ecclesiali locali si imitasse questo esempio.
Vi sarebbero, per i credenti, almeno tre punti meritevoli di attenta considerazione.
In primo luogo, il pentimento , il riconoscimento […] che qualche cosa mancò alla Chiesa dell’Ottocento in fatto di percezione del corso degli avvenimenti e della necessità di non arroccarsi in una difesa oltranzista di una pur nobile tradizione.
In secondo luogo, il ringraziamento per un’unità spirituale e morale raggiunta alla fine anche grazie all’apporto e al sacrificio dei cattolici, e consacrata da una Costituzione – quella del 1948 – che onora il nostro Paese e alla quale i credenti hanno offerto un contributo determinante.
Infine, l’impegno di tutti i credenti al servizio di questa Nazione italiana che, nonostante le ombre che gravano su di essa e malgrado i venti di crisi che la scuotono, è ancora, nel mondo, un punto di riferimento per quanti credono nei più alti valori di una civiltà a misura d’uomo.
Dire queste cose, anche dai pulpiti, significa ‘fare politica’ o, ancora peggio, diventare ‘fazione’? Proprio no. La migliore tradizione cristiana – nella scia delle antiche preghiere, e degli antichi pianti, per ‘Gerusalemme’ – ha saputo sempre coniugare l’amore per le ‘due città’, quella storica e quella escatologica. Ecco perché il 17 marzo dovrebbe essere una festa per tutti e di tutti, anche per e dei cattolici.”
Tutto il testo a questo link
 
* Giorgio Campanini Sociologo e storico, esperto di tematiche riguardanti la famiglia ed autore di numerosi testi su questi argomenti, ha svolto l’attività di docente di Storia delle Dottrine politiche presso l’Università di Parma. È membro del Consiglio scientifico della rivista trimestrale Dialoghi. Ha diretto con Enrico Berti per l’Editrice Ave il Dizionario delle idee politiche, Roma 1993.