Un cristiano riflette sulla situazione politica italiana

ManifestiCaro don Gino, che bella rogna mi hai dato. Mi riferisco a questo articolo. Non ti è certo sfuggita la mia smorfia di contrarietà quando, sornione, mi hai chiesto con non chalance di buttar giù due righe sulla situazione politica italiana e la nostra vita cristiana, in questo tempo così delicato e complesso. Ho sbuffato perché a me fondamentalmente del tema non è mai interessato granché e c’ho sempre capito così poco.

Questo perché son cresciuto in una famiglia dove si discuteva di politica fino allo sfinimento; mal sopportavo tutto questo, ero piccolo e mi annoiavo parecchio. E che rabbia poi quando, ad un certo punto, bisognava sempre cambiare canale e guardare il telegiornale.

Insomma ne ero nauseato: per questo la politica non mi ha mai coinvolto più di tanto. E la cosa è proseguita… certo grazie anche al clima degli ultimi decenni, che di sicuro faceva venir voglia di tutto tranne che di appassionarsene. Avrei preferito dover scrivere di altro, insomma. Eppure sento che c’è qualcosa che mi spinge ad andare avanti a scrivere. Non mi hai chiesto infatti un discorso “partitico”. E ho l’ardore e l’ardire di credere che la mia personale esperienza sia e possa essere quella di tanti più o meno giovani che come me non hanno mai apprezzato la “bagarre” tra i partiti ma son stati sensibili ai temi politici.

E qui allora inizio a intuire che questo articolo potrebbe risultare utile. Non me ne intendo di politica ma mi stanno a cuore, come cristiano e come pastore quei valori e quello stile fondamentali che la politica stessa per definizione dovrebbe perseguire e indicare.

Mi domando se, come tale, già il tentare di educarsi assieme a questi non sia già fare politica. O essere intrinsecamente politici, no?

Ti accennavo, caro don Gino, alla mia famiglia: devo aggiungere che, a onor del vero, la politica era stata soprattutto una modalità concreta di impegno sociale e civile nel territorio. E allora questo a poco a poco mi ha spinto almeno ad informarmene.

Dietro a tutte quelle parole e questioni difficili, iniziavo a intravedere quei valori e quello stile fondamentali di cui ho accennato.

Senz’altro stavo diventando grande ma qualcosa in me si era acceso ed iniziava a mutare. Non era il ragionare dei partiti ma il partire dal basso e soprattutto il cercare di scrutare oltre. Non erano gli schieramenti e le facce ma i motivi per cui sapersi indignare e innamorare. Quelle stesse scintille a cui anche oggi, come prete, insegnante e cittadino cerco di far brillare nelle coscienze di chi cammina con me. Per far alzare la testa. Chi parte dal basso non può che guardare in alto. Dannatamente in alto.

Poi è arrivato il seminario e alcune esperienze concrete, che iniziavano a toccarmi dal vivo. Naturalmente come cristiano prima che come membro della “polis”.

Lo studio della dottrina sociale della chiesa, alcune encicliche, i giornali letti a partire dalla “cronaca” della gente e delle famiglie accanto a me. Assieme a, per quanto possibile, un’attenzione viva a quanto stesse accadendo nel mondo: e al tentativo di decifrarlo e orientarlo al bene. Ecco come ritengo un cristiano debba (ri?)appassionarsi alla politica. Non con le chiacchiere sugli schieramenti e le loro pseudo appartenenze ma recuperando con coraggio innanzitutto la consapevolezza che c’è più politica nel vangelo che in tanti cartelloni elettorali. Che la dottrina sociale della chiesa non è qualcosa di difficile e astruso ma di perennemente profetico.

Spesso si sente accusare la chiesa di ingerenze in questo campo: amo ripetere con convinzione quanto chi crede questo, ignori totalmente il senso del vangelo: non conosca il significato dell’espressione magnifica “Regno di Dio” ne il sapore del messaggio di Gesù Cristo. A maggior ragione se si dichiari instancabilmente cristiano!

Caro don Gino, non so se sto adempiendo all’incarico giornalistico che mi hai richiesto ma immagino e spero tu non cercassi il parere di un politologo. Ho solo voglia di condividere quasi a voce alta, cioè in questo caso scrivendo, quel che sento guardandomi attorno. Allora proseguo…

Una volta passata la sbornia famigliare di politica e partiti ho iniziato a sentire il bene comune come un appello alla mia coscienza cristiana. Perché tante differenze sociali e ingiustizie? Perché non si voleva riuscire a far star meglio tutti? Perché oggi, con tutte le possibilità che ci sono, permangono problemi vecchissimi e differenze scandalose tra le persone e i loro diritti? Iniziavo a percepire che il problema non stava nel singolo partito ma nei cuori di alcuni membri degli stessi e nelle loro concrete scelte.

Da quel momento ho cercato innanzitutto di fare delle cose che reputo urgenti e doverose per una persona e per un cittadino. Non condivido che la politica oggi continui ad essere data in pasto alla finanza.

Innanzitutto informarmi il più possibile: prediligo internet, cerco di leggere (poco purtroppo) più quotidiani assieme, di seguire i blog di giornalisti a me affini e alcuni siti di informazione meno contaminata possibile. Questo mi aiuta nel non soccombere davanti al solito minestrone di notizie contrastanti che spesso disorientano e disgustano; ma anche mi aiuta a ragionare cercando dove stia la verità di quel che accade. Non la devo trovare subito. Mi basta seguirne almeno la scia.

Poi come cristiano credo sia giusto essere andato a votare. Non è stato per me solo un diritto ma soprattutto un dovere. Far sentire la mia voce. Non importa a chi o a quanti. Credo che la consapevolezza di noi stessi si consolidi non solo a colpi di proclami e diritti da recriminare ad ogni angolo ma soprattutto nel corrispondere ai propri doveri…così poco di moda oggi.

Per me le elezioni hanno sempre avuto un sapore speciale, un momento di “Amarcord” Felliniano: questo perché torno al mio paese d’origine. Canticchio l’omonima canzone di Gaber e mi sento migliore. E così è stato.

Mi sono recato alla mia cara (sic!) scuola media per votare, lì dove ho iniziato ad arrancare sui libri. E’ sempre il momento in cui rivedo con piacere facce conosciute. Da sempre ci sono poi, davanti alla piazza, le solite lunghissime pareti grigie di metallo a cui vengono appesi i manifesti elettorali. Ne abbiamo viste parecchie anche qui per le strade della nostra San Donà.

Innanzitutto mi ha colpito l’enorme quantità di spazi vuoti… pochi “schei” o soluzioni mediatiche di maggior impatto?

Me ne camminavo sornione, le mani in tasca, a guardare di sottecchi i manifesti elettorali. Assaporavo nell’aria i primi timidi cenni della primavera, pregustando fossero non solo nel meteo ma anche per la nostra cara Italia. Ad un certo punto però, mi son sentito crescer dentro qualcosa a metà tra il disgustato e l’offeso.

Come ogni buona pubblicità chi sta dietro alla preparazione della stessa sa benissimo i tasti da toccare per stuzzicare il popolo disorientato e carpirne la preferenza. Mi sono chiesto, davanti a tanti proclami e slogan, come dovesse orientarsi un cristiano. In base a cosa dare il proprio voto.

Alcuni di questi manifesti erano molto emotivi e ad effetto…toccando tasti precisi:

la rivolta, la chiusura, le vere priorità, altri ancora la riscossa, una restituzione o la rassicurante certezza della strada giusta. Più leggevo più mi sentivo oltraggiato.

Mi domandavo: che volete? cosa mi state proponendo davvero? Mi son sentito come Ulisse in balia delle sirene. Chi voleva farmi votare per una cosa chi per un’altra…

Mi disgustava la ruffianaggine del mendicare un mio

voto cercando di comprarmelo a suon di promesse: che triste sentirsi stuzzicare con la soddisfazione di qualche interesse d’impatto. Alcuni imbonitori mi proponevano meno tasse, o più legalità o chissà cos’altro. Ma per chi mi avete preso? Quasi a dire…che ti serve? che ti sta a cuore? te lo do, basta che mi voti. Ma un cristiano può lasciarsi abbindolare così? Davvero siamo così miopi ed individualisti?

Mi sentivo trattato da stupido: avrei voluto chiedere loro…”pensate che sia così sciocco da ridurre la politica ai miei interessi del momento, a quello che ora mi fa più comodo, alla mera soddisfazione meschina di qualche prurito sociale? Ad una emotività volubile di frasi fatte e luoghi comuni?” No, avrei risposto, anche se farebbe comodo e sarebbe più facile.

C’è bisogno di molto altro. Forse le cose non vanno come potrebbero perché è sempre troppo comodo accontentarci dei nostri bisogni soddisfatti; e non pensare ad un futuro equo per tutti, al bene comune anzi sostenere il proprio benessere a spese del bene comune.

Gesù nel vangelo ha indicato la porta stretta e tutt’altro che la salvaguardia dei propri privilegi di casta o di pancia. Probabilmente ci ha insegnato a sognare e a cercare i semi di quel regno di Dio che fin troppo chiediamo nel Padre Nostro.

Mi sono chiesto: ma qui le priorità chi le da? il bene, sarà davvero mai “comune” in questo modo? E dopo che mi hai tolto questa tassa o che hai fatto questa legge…che farai? Il malessere interiore mi attanagliava e come un redivivo Don Chisciotte mi sarei scagliato faccia a faccia contro i tizi sui manifesti a pretendere mi dicessero alcune cose:

Che idea hai della persona? chi è per te un cittadino? Solo

un consumatore? un numero? un ingranaggio? che società stai sognando a partire da questi cittadini? A quali interessi daresti la priorità? Cosa sei disposto a perdere? Come ti sei formato e perché, come persona e come politico?

Quelle suadenti sirene oltraggiavano la mia intelligenza chiedendomi solo di pensare a votare con la pancia; di cadere tra le loro braccia infischiandomi del domani, del perché. Mi chiedevano di fregarmene della politica e di rimpinzare i partiti.

La maga Circe me la ritrovavo nel cuore per fortuna: a farmi pensare a come tanta pubblicità mi volesse ammaliare…era la mia coscienza almeno un po’ intinta nel vangelo.

Forse anche questa presa di coscienza schietta e brutale deve scuotere noi cristiani per una maggior decisione e radicalità.

Non basta sempre e solo tapparsi il naso, dentro la cabina elettorale, c’è innanzitutto da “sturare” la mente e far drenare il cuore. Deporre le armi dell’egoismo e dell’indifferenza con le quali ci vorremmo così spesso difendere dagli spunti che credo il buon Dio provochi nelle nostre ahimè flaccide coscienze. Detto questo mi son fermato, son entrato nella mia cara vecchia scuola e salutando facce più o meno note (e guarda caso sempre melliflue e sorridenti…) ho adempiuto il mio dovere di cittadino. Perché poi…mannaggia…un partito lo devi pur votare, no? E così è stato. E dopo aver ripiegato con cura le schede e aver lasciato lì la famosa matita me ne son tornato verso casa. Dalla mia famiglia!

A dire il vero poi non ho passato le ore in balia dei sondaggi ma mi son accontentato di vedere solo il risultato finale.

Vorrei ora cercare di riassumere per sommi capi alcune sintetiche impressioni …da spettatore e non certo da competente in materia.

Le elezioni politiche del 24 febbraio hanno disegnato un Parlamento e perciò una Italia divisa in tre blocchi: centro sinistra, parziale vincitore; centro – destra, arrivato quasi alla pari, e Movimento 5 stelle. Marginale la presenza (9%) della lista Monti. Forse possiamo aggiungere un quarto blocco cioè il partito dell’astensione dato che i risultati dei tanti partitini sono stati ininfluenti. (indecisione o indifferenza?)

Ne emerge un panorama politico molto diverso dal passato, con un Italia divisa e frammentata, incapace di un indirizzo politico chiaro e unitario in un tempo come questo in cui siamo chiamati a riforme e provvedimenti urgenti data la situazione del paese tutt’altro che positiva; mi pare manchi il desiderio di lavorare assieme per il bene possibile qui, ora e per tutti. L’unica vera grande priorità, previa alle singole appartenenze.

Mi chiedo: avvertiamo una speranza? certo, non è tutto negativo. Forse dal cuore dovremmo iniziare a far drenare anche la pigrizia e la rassegnazione, due dei peggiori e letali complici che una “certa politica” possa instillare nelle coscienze. Questo Parlamento neo eletto non ha mai visto un numero tanto alto di donne presenti e ha abbassato sensibilmente l’età anagrafica, cosa che fa ben sperare nelle scelte che questi cittadini dovranno fare una volta messi nelle condizioni di esprimere il proprio voto su provvedimenti tanto urgenti per l’economia e la società italiana. Aggiungerei anche che i rigurgiti sempre più urgenti e reali di indignazione e stanchezza hanno paradossalmente rimotivato alla politica un discreto numero di persone e di votanti.

E noi cattolici? non esiste più una presenza di cattolici organizzata ed in quanto tale determinante come un tempo era la DC. I cattolici vanno in ordine sparso (allo stato brado?) in un contesto tripolare come quello che è risultato dal voto. Questo rende le cose più difficili perché il “sale” dei cattolici, l’impegno per le scelte in ottica cristiana rischiano di essere dispersi, di non essere importanti e ancor meno decisivi.

Affiora lampante, a mio avviso, una stridente contraddizione: da un lato l’assoluta vaghezza di intenti e di indirizzi (per non dire spesso dell’afonia) dimostrata troppe volte da politici cattolici dichiarati contro le tante scelte o prese di posizione dove l’appartenere al cattolicesimo si è dimostrato inutile. Dall’altro l’identità forte e presente (ormai indispensabile e insostituibile) nella società dell’associazionismo, del volontariato nelle parrocchie, le mille attività ed impegni, le tantissime “supplenze” sociali e civili con cui la Chiesa sostiene le inadempienze statali, la forza di un mondo attivo, dinamico e certamente determinante! (soprattutto nel nostro veneto, ex “sacrestia d’Italia” e capiente acquario della Bianca Balena…)

Mi chiedo perché le due cose non possano in qualche modo integrarsi o nutrirsi a vicenda. Perché fatichiamo così tanto a prendere coscienza del momento favorevole? Si, io sono ottimista! vorrei che un cristiano maturo e coi piedi per terra, non sentisse il più delle volte la politica come estranea al proprio orizzonte, spalancando con coraggio e audacia gli orizzonti spesso asfittici e comodi delle parrocchie.

Perché abbiamo schiere giovani tutti prodighi in tanti servizi educativi e si fa così fatica a sentire un appello al servizio del cittadino e della collettività? Perché si preferisce soprattutto educare i bambini o i ragazzi ma così poco i cittadini?

Tutto quello che della politica “partitica” ci ha rovinati, disgustati e messo in crisi…non dimostra in modo evidente che non si è educati? non al galateo ma a precisi valori di base.

La crisi prima che economica è culturale. Ed è culturale perché crisi di valori. Senza i valori non si educa e tutti vanno dove gli pare cioè dove fa comodo. E succedono così scandali e disastri. Niente di nuovo, per carità: chi ha a che fare con le persone non deve mai perdere la pazienza, un sano realismo e una buona dose di disincanto. Sa come sono fatte. Chiamatelo “peccato originale” oppure “libertà di far quel che ti conviene”…il risultato non cambia. Il cuore umano, se non educato, resta “un guazzabuglio” per dirla col Manzoni…

Eppure “crisi” significa scelta, bivio insomma…opportunità.

Quello che posso augurare è che ciascun cristiano innanzitutto possa sentire che come Chiesa abbiamo un enorme bagaglio di “competenza e saggezza educativa” da spendere e offrire…per la persona singola e per la società stessa, la polis. Non solo di valori su cui confrontarsi ma soprattutto di uno stile diverso di avere per la collettività ed il futuro. Non c’è bisogno di entrambe le cose? Possiamo fare la nostra parte come cuore, nello stile e come coscienza, nel riferimento a precisi valori. Penso alla famosa “Lettera a Diogneto” dei primi secoli del cristianesimo: una chiesa che animi in modo discreto ma significativo il mondo…quanto è sempre attuale questo testo! Credo piaccia pure a te, caro don Gino, vero? Parla di una chiesa meno di “ruoli” e più reale. Forse il nostro papa ci ha messo sulla strada buona. Anche per comprendere il servizio alla politica.

Io, arrivato a questo punto…credo di aver finito. Magari le cose da dire sarebbero tante… Siamo minoranza è vero: ma mi verrebbe da dire…finalmente! Essere minoranza non mi spaventa. Ci riscopriremo “grano di sale”, “pugno di lievito”, “granello di senape”…cioè, secondo la logica del buon Gesù, profezia.

E Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno.

dmt