Un secolo di carità: dal 1913 le Suore di Maria Bambina a San Donà

Santa Bartolomea Capitanio fonte: http://digilander.libero.it/nonsoloperfede/Santi/Capitanio_Gerosa.htmSanta Vincenza Gerosa fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/32700Nell’occasione della Festa liturgica di S.ta Bartolomea Capitanio e S.ta Vincenza Gerosa, ricordiamo i cento anni di presenza a San Donà dell’Istituto religioso fondato nel 1832, chiamato Suore di Maria Bambina (Suore di Carità), per la particolare devozione a Maria nascente.
Le prime suore arrivarono infatti a San Donà nel 1913, in occasione della fondazione dell‘Ospedale Civile Umberto I, chiamate dal comm. Antonio Trentin, in accordo con il parroco mons. Bettamin, per l’assistenza ai malati e la direzione interna dell’opera.
Erano accompagnate dalla madre Generale suor Angela Ghezzi e la prima superiora di quella prima comunità fu la sandonatese suor Santa Tomasoni, che morirà solo tre anni dopo.
Santa Vincenza Gerosa (1784-1847) e Santa Bartolomea Capitanio (1807-1833), entrambe di Lovere (Bergamo), si sono santificate nell’opera comune di assistere e curare i malati, per i quali crearono appunto il nuovo Istituto religioso.

Il loro carisma è “prolungare nel tempo la carità di Gesù Redentore che dà la vita, perché l’uomo abbia vita, attraverso le opere di misericordia”.

Le diverse comunità delle Suore di Maria Bambina a San Donà

Nell’agosto del 1915, con il nuovo Parroco mons. Saretta, arrivarono altre Suore di Maria Bambina per fondare una nuova comunità, cui fu affidato l’Asilo infantile nella sede provvisoria di Casa Lizier a Calvecchia.
Casa SarettaScuola dell'Infanzia Dopo le drammatiche vicende del 1917-18, vissute assieme alla popolazione rimasta nel territorio invaso dall’esercito austro-ungarico, le Suore di Maria Bambina continuarono la loro opera nell’Ospedale ricostruito (1923) e nell’Asilo, che nel 1922 ebbe la sua nuova ed attuale sede. Il loro operato nella scuola materna parrocchiale (attuale Scuola dell’infanzia-Asilo San Luigi) è durato sino al 2010.
Nel primo Dopoguerra le Suore di Maria Bambina iniziarono la loro opera anche nell’Orfanotrofio, fondato dal Parroco mons. Saretta nel 1921, con sede nell’edificio che dal 1964 prende il suo nome, “Casa Saretta”. Un’altra comunità delle suore era alla casa di riposo “Monumento ai Caduti” (1932).
Con il modificarsi delle situazioni socio-culturali, delle leggi assistenziali e della crisi vocazionale specialmente negli ultimi anni, delle quattro comunità oggi ne rimane una sola presso “Casa Saretta”.
Il carisma delle sante fondatrici Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, espresso dalle molte e diverse figure di donne consacrate che si sono succedute nel tempo, anche nelle attività pastorali (Duomo, Calvecchia, Fiorentina, San Pio X), è sempre stato quello di esprimere attraverso piccoli gesti concreti, l’amore di Gesù per ogni persona. Infatti l’invito evangelico di Gesù “Tutto quello che avete fatto ai miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25, 40) è stato il motivo ispiratore di ogni servizio di carità, rivolto al volto poliedrico di Gesù presente nel bambino da educare, nel giovane da comprendere, nel malato da assistere, nell’ anziano da confortare.
Nelle Carte di Fondazione di Santa Bartolomea si legge: “L’Istituto che si fonderà in Lovere sia tutto fondato sulla Carità, e questo sia il suo scopo principale… ma soprattutto… deve essere fondato sulla norma e sugli esempi lasciati da Gesù Redentore e imitare ciò che Egli ha fatto in questo mondo… Lui deve essere Protettore, Norma e Guida” (Cfr C. di F. n 1-7).
L’imitazione di Gesù è per ogni suora di carità la bussola di riferimento perché “oltre alla vita attiva si congiunga la contemplativa dedicando buona parte del giorno alla preghiera per poter insegnare agli altri ciò che da Dio si è appreso orando“.
Concludendo sorge spontanea una domanda: nel venire meno delle presenze delle suore di Maria Bambina in San Donà di Piave è diminuita anche l’espansione della carità? Certamente il seme gettato sommessamente per anni, oggi sta diventando pianta rigogliosa con una fioritura di collaborazioni laicali e una molteplicità di servizi nel campo della solidarietà cristiana e dell’attenzione ad ogni uomo amato da Dio.

A tale proposito Casa Saretta potrebbe chiamarsi anche “Casa della Carità” per le sue caratteristiche di “cantiere aperto” ad ogni emergenza umana. La miriade di volontari che si alternano quotidianamente nei vari servizi ecclesiali: doposcuola, catechesi, centro di aiuto alla vita, centro di ascolto Caritas e microcredito, A.C., attività estiva ago-filo, gruppi formativi per adulti… testimoniano che il “carisma della carità” è vivo e sta crescendo con sempre nuovi germogli perché l’amore è contagioso e fa ripetere all’infinito da Gesù “Quello che avete fatto ai miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. (Suor Pierangela)

Santa Vincenza Gerosa (1784-1847) e Santa Bartolomea Capitanio (1807-1833)

 

Queste due donne, originarie entrambe di Lovere (Bergamo), si sono santificate in un’opera comune: assistere e curare i malati, per i quali crearono un nuovo Istituto religioso, le Suore di Carità, poi popolarmente chiamate Suore di Maria Bambina.
La Gerosa, al secolo Maria Caterina, con la sorella Rosa, aveva deciso di utilizzare la propria casa a Lovere come ricovero per gli ammalati. L’idea venne realizzata nel 1826 e a dirigerla venne chiamata in seguito (1832) Maria Bartolomea Capitanio, una giovane maestra conosciuta nel 1824. Questa fin da bambina aveva sognato di dedicarsi alle opere di carità, particolarmente all’assistenza dei malati.
La Capitanio portò nell’ospedale tutto il suo entusiasmo, coinvolgente ed instancabile, nell’assistenza materiale e spirituale dei malati. In quel luogo di dolore e di sofferenza, ebbe l’idea di creare la congregazione delle Suore di Carità.
Nel 1829 scrisse le regole del nuovo Istituto, al quale guadagnò anche l’adesione di Caterina Gerosa, la quale pronunziò i voti religiosi perpetui e cambiò il suo nome in Vincenza. L’istituto sorse il 21 novembre 1832. Bartolomea morì poco dopo, il 26 luglio 1833: il suo fisico non aveva resistito alle incessanti fatiche e alle privazioni, sopportate a beneficio dei sofferenti.
La congregazione della Suore di Maria Bambina si svilupperà allora sotto la guida di suor Vincenza Gerosa che dovette assumere la responsabilità dell’Istituto, a 49 anni.
Accolse le prime giovani e per sette anni la piccola comunità seguì la regola delle suore di santa Maria Antida Thouret. Suor Vincenza non volle che la chiamassero “superiora”, ma preferì il titolo modesto di “anziana”.
Benché non avesse una grande cultura, suor Vincenza Gerosa fu una sapiente direttrice spirituale ed una mirabile organizzatrice. Nel 1840 arrivò il riconoscimento di papa Gregorio XVI e presero canonicamente vita le Suore di Maria Bambina, con le regole scritte da Bartolomea Capitanio e con la guida di Caterina Gerosa. L’abilità e la capacità di suor Vincenza traevano forza dal Crocifisso, cioè nella conoscenza del sacrificio, della sofferenza, del patimento. E tuttavia, era sempre serena e fiduciosa. Sotto la sua guida, l’Istituto crebbe e si diffuse.
l’Istituto di Maria Bambina, alla morte di suor Vincenza (20 giugno 1847), contava già 24 case, di cui una in Palestina e una in America.
Le fondatrici Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa furono beatificate da Pio XI, rispettivamente nel 1926 e nel 1933.
Entrambe furono poi canonizzate da Pio XII il 18 maggio dell’Anno Santo 1950. La Chiesa di Bergamo le commemora insieme il 18 maggio.
(Liberamente tratto dai testi di: Ciro Di Conza in http://digilander.libero.it; Domenico Agasso e Giacomo Drago in http://www.santiebeati.it)
A cura di M.F.