Una folla di genitori per difendere la scuola paritaria

Una presenza ben al di sopra delle aspettative, circa 600 persone, hanno partecipato all’assemblea pubblica organizzata dal Coordinamento dei comitati di gestione delle scuole dell’infanzia paritarie del Basso Piave al Centro Culturale L. da Vinci di San Donà di Piave lo scorso 16 febbraio. La sala conferenze era stracolma e non è riuscita a contenere tutti i presenti. C’è stato addirittura qualche momento di empasse iniziale, quando, con già più di cento persone in piedi in sala, molta gente veniva bloccata al portone di ingresso per motivi di sicurezza. Alla fine tutti sono riusciti ad entrare, scaglionati, ma più di qualcuno si è dovuto rassegnare ad ascoltare l’incontro dai corridoi di accesso alla sala.
“Sembrava un’adunanza – ha ricordato con un po’ di nostalgia Mons. Giuseppe Rizzo, vicario generale della diocesi di Treviso – una mobilitazione che deve evolvere in militanza!
La parte più pessimista di me – ha aggiunto teme che molte scuole paritarie dovranno chiudere se la situazione non cambierà, forse è proprio vero che queste scuole non ce le meritiamo più! La parte più ottimista però spera che tutti facciano la propria parte: la comunità deve riprendersi a cuore le scuole, che sono della comunità, i sindaci sono sempre stati molto vicini perché sono concreti e vivono nel territorio. Ma negli ultimi anni c’è stato un continuo valzer di responsabilità a vari livelli. Non si tratta solo di chiedere quello che ci è dovuto per il servizio pubblico offerto, ma di concordare insieme una azione, che parta dalla realtà particolare veneta e arrivi a delle soluzioni definitive e concrete!”

L’intervento di Mons. Rizzo, a volte duro e accalorato ha dato il via agli interventi degli interlocutori rappresentanti delle istituzioni, la cui presenza è stata davvero notevole. Erano seduti al tavolo i sindaci di Ceggia, Meolo e Fossalta di Piave, con un po’ di ritardo per un impegno concomitante sono arrivati anche i sindaci di Musile di Piave, l’on. Forcolin, e Francesca Zaccariotto, sindaco di San Donà di Piave; presenti anche gli onorevoli Rodolfo Viola e Simonetta Rubinato, sindaco di Roncade e la presidente nazionale della Fism, Anita Zorzi.

L’incontro erano iniziato con gli interventi di Don Giuseppe Minto, parroco di Mussetta di Piave e di Don Paolo Basso, parroco di Meolo, (organizzatori dell’incontro assieme a don Gabriele Bittante), i quali hanno definito i punti salienti dell’attuale situazione in cui si vengono a trovare le scuole paritarie dell’infanzia.
La vicenda è ormai nota: il recente taglio dei fondi di circa 133 milioni di euro, poi reintegrati per 120 milioni, destinati alle scuole paritarie previsto dalla legge Finanziaria per il 2009, non ha fatto altro che acuire le difficoltà delle scuole dell’infanzia in particolare del nord Italia, dovute al mancato ricevimento dei contributi nazionali e regionali per l’anno 2008, promessi, ma mai ricevuti. E mancano all’appello più di 13 milioni di euro per il 2009, con la prospettiva di ulteriori tagli per i prossimi anni.

Le 18 scuole dell’infanzia paritarie riunite nel comitato di gestione del “Basso Piave” accolgono oltre 1.700 bambini impiegando circa 160 persone tra insegnanti (107) e personale non docente (53) e diverse decine di volontari che aiutano a far quadrare i bilanci coniugando parsimonia e qualità.
A parte il problema contingente della mancanza di fondi per pagare il personale e continuare la gestione, il problema è essenzialmente di giustizia. Le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico essendo parte integrante del Sistema scolastico Nazionale di Istruzione come previsto dalla legge 62/2000. Le famiglie che mandano i loro figli alle scuole paritarie, talora senza possibilità di alternativa, pagano sia le tasse per contribuire al finanziamento della scuola pubblica (dove il costo per bambino è superiore ai 6.000 euro), totalmente coperto dallo Stato o dagli enti locali, sia la retta per la scuola paritaria, dove ogni bambino costa solo 2.500. Le entrate di quest’ultima infatti sono garantite per circa 1.050 euro dai contributi statali, regionali e comunali e per il rimanente dalle rette a carico delle famiglie (145 euro al mese!), eventualmente alleviate da contributi delle parrocchie e da entrate straordinarie (offerte, doni, raccolte) oltre che dal volontariato di molte persone che unito alla gestione controllata permette di razionalizzare le risorse e pesare meno sulle famiglie.

Se i contributi statali dovesse diminuire, il peso maggiore graverebbe ovviamente sulle famiglie, che vedrebbero aumentare la retta a loro carico, aumentando la sperequazione già esistente. L’alternativa sarebbe la chiusura della scuola, una vera “tragedia” non solo per il personale dipendente coinvolto, ma anche perché allo stato attuale non c’è alternativa e il rischio è quello di dover tenere a casa i bambini! E lo Stato, il cui contributo per le scuole paritarie costituisce appena l’1% della spesa per la scuola statale a carico dello Stato, anziché garantirsi un risparmio annuo di circa 5 miliardi e mezzo di euro, subirebbe un incremento di spesa per garantire il servizio di istruzione superiore a dieci volte la cifra risparmiata!

Il dibattito

È stato ribadito da più parti, in modo concorde, che il problema deve essere affrontato e risolto a livello nazionale. Le scuole paritarie del territorio infatti, non sono alternative, ma sostituiscono un servizio pubblico che pur non essendo dell’obbligo, è un diritto fondamentale dei genitori fondato sul principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione e che l’ente pubblico (sia esso stato o comune) non è al momento in grado di offrire. “Non è giusto che in mancanza di un’azione del Governo centrale, siano i comuni ha sostenere l’onere e il contributo alle scuole paritarie”, ha sostenuto l’on. Rubinato, ricevendo il consenso anche dell’on. Forcolin. Il quale ha ammesso le colpe di una contraddizione in essere nell’attuale maggioranza al governo tra le enunciate promesse e i fatti concreti finora compiuti. “Le proposte sono varie, – ha aggiunto – anche quella di istituire una detrazione fiscale per le rette pagate dalle famiglie potrebbe essere perseguibile. Si tratta però di fare squadra – ha concluso – da parte dei politici di tutti gli schieramenti delle regioni dove è più sentito il problema (Veneto e Lombardia) per portare a casa un risultato chiesto in maniera evidentemente sentita dalle famiglie”
“Di fronte ai molti enunciati di principio e alle promesse fatte – ha evidenziato Don Edmondo Lanciarotta, in rappresentanza della Conferenza Episcopale del Triveneto – non è ancora stata data concretezza e non sono state fatte le scelte politiche per dare soluzione al problema. I vescovi intervengono non per difendere le “loro” scuole, che sono della comunità; ma se queste dovessero chiudere – è il grido di allarme lanciato – sarebbe una grave perdita per la libertà di scelta dei cittadini”.
In conclusione, il sindaco di San Donà di Piave, Francesca Zaccariotto, ha sottolineato che “il servizio offerto dalle scuole paritarie dell’infanzia è di ottima qualità, e non è in effetti ammissibile che ogni anno queste si debbano trovare nella situazione di mendicare quanto loro dovuto, Tuttavia, di fronte alle mancanza di risposte da parte del Governo – ha annunciato – come istituzione comunale faremo delle scelte di priorità e siamo pronti a farci carico delle difficoltà delle scuole paritarie del nostro territorio, per dare sicurezza e tranquillità alle famiglie per il nuovo anno scolastico”.
Un intervento di grande concretezza e molto apprezzato.

 

Renzo Rossetto